Le recenti dichiarazioni di Stanislav Lobotka dal ritiro della Slovacchia hanno riacceso i riflettori su un tema ormai cronico nel calcio moderno: il sovraccarico di impegni. Con il Napoli che affronterà 9 gare in meno di un mese, Allegri stesso lamenta problemi a centrocampo per le defezioni di Anguissa e McTominay, oltre a Vergara che potrebbe essere adattato.
Il centrocampista del Napoli ha espresso il suo sfogo: “Ho giocato quattro gare in diciassette giorni, il calendario è un massacro e lo stress è tutto sul mio corpo”, ricordando che dietro i contratti milionari ci sono esseri umani. Questa legittima protesta si unisce a denunce simili da parte di colleghi, allenatori e presidenti. La domanda resta: servirà a qualcosa?
Tra i dirigenti che hanno evidenziato il problema figura De Laurentiis, presidente del Napoli, da anni critico verso FIFA e UEFA per la proliferazione di tornei internazionali che logorano i giocatori. Le sue ragioni sono ineccepibili, ma come quelle di molti colleghi e degli stessi calciatori, sembrano restare parole al vento. Il nodo cruciale è un paradosso del sistema: tutti lamentano il numero eccessivo di partite, ma nessuno è disposto a fare il passo indietro necessario per invertire la rotta. Più gare significano maggiori introiti da diritti televisivi, sponsorizzazioni e attività commerciali, alimentando così la possibilità di sostenere ingaggi sempre più elevati.
Se i calciatori intendono davvero farsi sentire, l’unica via d’uscita concreta richiederebbe una presa di posizione drastica: bloccare il sistema. Fino a quando i giocatori non minacceranno seriamente uno sciopero compatto, rifiutandosi di scendere in campo per i tornei considerati superflui, le istituzioni calcistiche continueranno a sfruttare la situazione. Tuttavia, uno sciopero non sarebbe privo di conseguenze. Meno partite si traducono matematicamente in minori ricavi per l’intera industria. Qui emerge il punto debole della protesta: i calciatori sarebbero disposti ad accettare ingaggi inferiori per preservare la propria salute fisica? Finché la risposta a questa domanda rimarrà un silenzio imbarazzato, ogni lamentela sul calendario