Antonio Conte emerge come una figura imponente in mezzo alla crisi irrisolta del Napoli. Il tecnico salentino ha lasciato il club incassando otto milioni netti, consapevole della condizione logora della squadra e dell’impossibilità di effettuare acquisti significativi sul mercato. La dirigenza, invece, confidava nella valorizzazione della rosa allestita l’anno precedente, un’aspettativa che si sta rivelando un clamoroso fallimento.
Si continua a parlare di Conte perché le sue analisi erano corrette e, a Napoli, è stato trasformato nel capro espiatorio. Persino l’idea che gli infortuni dei giocatori fossero causati dai suoi allenamenti intensivi è stata diffusa. All’interno dello stesso club, molti non gradivano la sua presenza e hanno esercitato pressioni su De Laurentiis per una separazione. Eppure, il tecnico rappresentava una garanzia di costante miglioramento e di ricerca ossessiva della perfezione a ogni livello, una figura cruciale nel calcio moderno.
Secondo quanto riportato da Repubblica con Marco Azzi, anche il presidente si trova in una situazione delicata. La gestione post-Conte è stata priva di lucidità, impedendogli di muovere critiche. L’eccessiva valutazione della rosa a disposizione, l’assenza di interventi sul mercato e la rinuncia a Vincenzo Italiano a un passo dalla firma sono le principali accuse mosse ad ADL.
De Laurentiis osserva la situazione con inquietudine. I suoi collaboratori gli avevano suggerito che Conte fosse più un peso che un valore aggiunto, e il presidente ha creduto a queste indicazioni.