La sfida contro la Juventus rappresenta un test cruciale per la nuova identità del Napoli, che mira a una svolta definitiva in stagione.
Le parole di Max Allegri, che dopo il match contro la Roma aveva parlato di un passaggio a un gioco “tutti all’attacco”, inizialmente suscitarono scetticismo. Molti interpretarono le sue dichiarazioni, condivise anche con Fabio Capello, come un tentativo di pungere Luciano Spalletti, il quale aveva ironizzato sulla concezione difensiva che non doveva più essere vista come una “colpa” o una “vergogna”.
Tuttavia, i risultati recenti sembrano confermare la visione di Allegri. Con 11 gol segnati in 3 partite contro Bodo, Roma e Monza, emerge una trasformazione tattica concreta. Questa nuova impostazione ultra-offensiva sta esaltando le qualità dei singoli giocatori, sebbene abbia comportato una maggiore vulnerabilità difensiva, con 7 reti subite nelle stesse gare. La squadra risente delle assenze di Buongiorno e delle condizioni non ottimali di Rrahmani e Rafa Marin, quest’ultimo capace comunque di lampi di classe.
Questo modulo di gioco favorisce la classe pura di Kevin De Bruyne sulla trequarti e la profondità offerta da Rasmus Højlund, che ha ritrovato il gol dopo un lungo periodo. Grazie alla capacità di verticalizzazione di giocatori come Gilmour e De Bruyne, la manovra del Napoli ha acquisito il dinamismo necessario per sfruttare la velocità del centravanti danese. Nonostante l’attuale Napoli non sia ancora una macchina perfetta e mostri difficoltà quando gli avversari pressano alto, il miglioramento rispetto al gioco più lento di un mese fa è evidente. L’inserimento di Scott McTominay, sempre protagonista, ha contribuito a questo progresso. La partita contro la Juventus sarà il banco di prova per questa nuova identità, nata da una provocazione e trasformatasi in un punto di forza.