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De Laurentiis: “La passione da sola non basta, il calcio deve essere impresa”

Aurelio De Laurentiis delinea una nuova visione per il calcio: i club devono diventare imprese moderne, capaci di generare ricavi e sviluppare il proprio marchio, andando oltre la sola passione dei tifosi.
De Laurentiis: "La passione da sola non basta, il calcio deve essere impresa" De Laurentiis: "La passione da sola non basta, il calcio deve essere impresa"

Secondo Aurelio De Laurentiis, il futuro del calcio non può basarsi unicamente sui risultati sportivi e sull’entusiasmo dei sostenitori. I club sono chiamati a evolversi in realtà imprenditoriali moderne, in grado di generare entrate, rafforzare il proprio brand e creare infrastrutture durature nel tempo.

Il presidente del Napoli ha esposto questa visione durante un incontro a Roma, organizzato dal TEHA Club di The European House – Ambrosetti. L’evento, intitolato “Cinema e calcio: la fine del monopolio dell’attenzione”, ha esplorato le connessioni tra sport, spettacolo e gestione aziendale davanti a circa quaranta manager e imprenditori.

Il patron azzurro ha ripercorso la storia recente del club partenopeo, a partire dalla sua acquisizione nel 2004. La squadra ripartì dalla Serie C1, ottenendo la promozione in Serie A nel 2007 e intraprendendo un percorso che l’ha portata a partecipare regolarmente alle competizioni europee e a conquistare gli scudetti del 2023 e del 2025. De Laurentiis ha sottolineato che la sfida iniziale non era creare un legame tra la città e la squadra, sentimento già esistente, ma capire le ragioni del fallimento di un club con un seguito così vasto e prevenire che si ripetesse.

Da qui, uno dei concetti chiave espressi dal presidente: «La passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo». Il suo mandato è trasformare la passione popolare in una struttura economicamente solida.

L’esperienza maturata nell’industria cinematografica ha profondamente influenzato l’approccio di De Laurentiis al calcio. Pur avendo una conoscenza limitata delle dinamiche sportive al suo arrivo, possedeva competenze nella selezione di collaboratori, nella gestione degli investimenti e nell’organizzazione delle risorse umane. Questo parallelismo si estende al mercato dei calciatori: spendere ingenti somme non assicura migliori prestazioni, così come un film costoso non è necessariamente superiore a uno a basso budget. La capacità fondamentale risiede nell’individuare il talento e nell’assumersi la responsabilità delle decisioni, anche quelle inizialmente impopolari. Gli errori, che possono riguardare giocatori, allenatori, dirigenti o investimenti, sono parte integrante del percorso. La differenza la fa la solidità organizzativa: una società ben strutturata può assorbire e correggere un errore, mentre un club fragile ne subisce conseguenze più gravi.

Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata allo sport professionistico statunitense, visto da De Laurentiis come esempio di comprensione della duplice natura dello sport: competizione agonistica e, al contempo, spettacolo e industria dell’intrattenimento. Organizzazioni come NBA, NFL e MLB lavorano in modo sinergico su prodotto sportivo, diritti, sponsorizzazioni, promozione internazionale e valorizzazione dei protagonisti. Il presidente auspica una trasformazione simile per il calcio italiano e la Serie A, con una Lega più attiva nella crescita commerciale dell’intero campionato e dei singoli club. L’obiettivo è creare società capaci di trascendere la presenza dei singoli campioni, programmando la propria esistenza su decenni.

In questo contesto, lo stadio assume un ruolo cruciale. De Laurentiis cita gli impianti americani come modello per un’esperienza dello spettatore che vada oltre i 90 minuti di gioco. Lo stadio moderno deve essere confortevole, tecnologico e offrire servizi completi, inclusi negozi, ristorazione e aree hospitality. L’intento è trasformare la partecipazione a un evento sportivo in un’esperienza globale, in grado di competere con le numerose alternative di intrattenimento. Non basta appellarsi al senso di appartenenza del tifoso; il club deve fornire servizi e contenuti che giustifichino l’investimento di tempo e denaro del pubblico.

Un’altra trasformazione fondamentale riguarda la comunicazione: i club devono evolversi in vere e proprie media company, producendo autonomamente contenuti e narrando la vita quotidiana della squadra. Allenamenti, trasferte, la provenienza internazionale dei giocatori, vittorie, sconfitte, la storia del club e il legame con la città costituiscono un patrimonio narrativo per raggiungere nuovi pubblici. Nel caso del Napoli, la città stessa è un elemento centrale di questa strategia, grazie alla sua capacità di generare immagini, storie e identità riconosciute a livello internazionale.

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