Nel calcio, spesso, la ragione prevale sul romanticismo. La scelta fatta da Maurizio Sarri durante l’estate 2026 ne è la prova lampante. Corteggiato a lungo dal presidente Aurelio De Laurentiis per un clamoroso ritorno sulla panchina del Napoli dopo l’addio di Antonio Conte, il tecnico toscano ha preferito declinare l’offerta.
Dietro al suo “no” non ci sono state motivazioni economiche, bensì una profonda mancanza di fiducia nel progetto di ricostruzione del club azzurro. Il Napoli aveva individuato in Sarri l’uomo giusto da cui ripartire per proporre un calcio spettacolare dopo il triennio 2015-2018. Evidentemente dalla dirigenza partenopea non hanno convinto l’ex allenatore della Lazio.
Sarri è stato lungimirante ed evidentemente aveva previsto tutto ciò che sta accadendo con Massimiliano Allegri, preferendo declinare la proposta di un clamoroso e romantico ritorno. Il tecnico, siccome le voci si rincorrono, forse ha temuto che le crepe interne emerse nella gestione precedente potessero ostacolare il suo lavoro sul campo. A questo si è aggiunto il desiderio profondo di non intaccare il ricordo straordinario “sarrismo” e della stagione dei 91 punti con lo scudetto sfiorato proprio contro la Juventus di Allegri.
A vincere la corsa a Sarri è stata l’Atalanta dei Percassi e di Pagliuca. A Bergamo, il tecnico ha trovato un ambiente ideale per fare il suo calcio, nonostante le difficoltà che stanno emergendo sul rettangolo verde, strutture all’avanguardia, una società solida e la garanzia di poter avviare un ciclo nuovo e duraturo. Elemento decisivo per il sì definitivo a Zingonia è stata la presenza del direttore sportivo Cristiano Giuntoli, autore del capolavoro napoletano insieme al tecnico di Figline.