Con l’avvicinarsi della Champions League, il Napoli si prepara ad affrontare un altro impegno di rilievo dopo quello contro l’Inter. La squadra partenopea ospiterà infatti l’Arsenal allo stadio Maradona. Tra le avversarie degli azzurri nella competizione europea figura anche il Sabah, compagine azera che si è distinta nei turni preliminari. Il primo confronto tra Napoli e Sabah è in programma il 20 Gennaio 2027. In merito, i colleghi di Videoinformazioni.com hanno raccolto le dichiarazioni del vice-allenatore del Sabah, Valerio Zuddas, classe 1989 e originario di Roma.
Zuddas ha condiviso la sua vasta esperienza internazionale: “Questo è il mio decimo Paese. Io ero in Serie C, non avendo all’epoca grandi sbocchi, ho accettato un’offerta dalla Georgia e da lì è arrivato tutto un po’ in sequenza. È stato un susseguirsi di esperienze ed eventi, oltre che di connessioni con altri tipi di figure calcistiche. Alla fine il nome inizia a girare nei campionati e la progressione avviene abbastanza naturalmente”.
Interrogato su quale nazione gli abbia offerto maggiormente a livello calcistico, Zuddas ha risposto: “Tutti sono stati abbastanza interessanti. La cultura del Paese è strettamente correlata al tipo di calcio che si gioca. Ci sono dei Paesi in cui, per esempio al Partizan in Serbia, storicamente si può giocare solo con la difesa a quattro. Non si può giocare con la difesa a tre. Anche per questioni culturali, di tradizioni, si tratta di un campionato dove storicamente hai l’80% del possesso palla. Quindi anche il lavoro è strutturato su una squadra che gioca contro altre più chiuse e stanno più basse, che vogliono far male in contropiede e sui calci piazzati”.
Ha poi aggiunto dettagli sulle sue esperienze passate: “In Scozia, all’Hibernian, l’allenatore precedente aveva impostato un lavoro molto forte dell’uomo su uomo. C’era una forte statistica, all’epoca, che il campionato scozzese fosse quello con più palloni lunghi giocati. È un po’ un classico di quei Paesi. Quindi si andavano a creare delle situazioni con molte palle lunghe e si creavano spesso delle occasioni con l’uno contro uno o il due contro due davanti al portiere. Abbiamo lavorato di più sul setting della zona, sulle coperture di queste palle lunghe, e siamo riusciti a risolvere il problema dal punto di vista difensivo. In quella stagione, dopo il Celtic, eravamo la miglior difesa. All’Hajduk Spalato bisognava giocare un calcio propositivo ed eravamo molto orientati al risultato perché le aspettative della tifoseria erano altissime. Invece in Azerbaigian abbiamo sviluppato calciatori che giocano un calcio efficace in un breve periodo di tempo. Qui c’è tanto entusiasmo intorno alla squadra, ma chiaramente non c’è quella pressione competitiva come invece si può trovare in Italia. Dipende sempre dalla cultura del Paese. Prima la capisci e prima puoi portare a casa il risultato”.
Riguardo lo stile di gioco del Sabah, poco conosciuto in Italia, Zuddas ha spiegato: “Noi non abbiamo una squadra che ha grosse individualità. Il Napoli è un club enorme, abituato a giocare competizioni internazionali, che ha individualità importantissime. Anche se fa una performance positiva o negativa, a noi importa poco, perché ha dei giocatori così forti, con esperienza, che in queste competizioni noi non abbiamo. Per noi sarà difficile a prescindere dal momento di forma del Napoli. Quindi non avendo delle individualità molto forti, dobbiamo in ogni partita basarci su una performance collettiva di alto livello. In questa stagione le dinamiche nel campionato azero cambieranno, perché ho visto l’approccio delle nostre avversarie nelle prime partite ed è stato molto difensivo. Questo ci permette di avere di più il pallino del gioco. Lo scorso anno non è stato così, abbiamo trovato squadre che ci hanno messo in difficoltà. Però fa parte anche della nostra crescita cercare un po’ delle variazioni dal punto di vista tattico”.
Ha poi aggiunto: “Il Napoli lo incontreremo più avanti, ma sicuramente non sarà una partita in cui avremo la palla la maggior parte del tempo (ride, ndr). Dovremo cercare di trovare soluzioni per stare un po’ più alti e un minimo propositivi, per quanto possibile contro una squadra così forte. Da qui a gennaio cambieranno tantissime cose, ma in linea di massima sarebbe da presuntuosi cercare di fare la partita contro il Napoli”.
Sul successo dello scorso anno, con il miglior attacco e la miglior difesa del campionato azero (75 gol fatti e 25 subiti in 33 partite), Zuddas ha commentato: “Abbiamo fatto dei numeri importanti, a un certo punto eravamo tra le Top 5 difese europee. I numeri dal punto di vista offensivo e difensivo si completano. Venendo da una scuola italiana, tendo ad occuparmi della fase difensiva, del pressing e di tutto ciò che comporta l’organizzazione della squadra, ci tengo particolarmente. Ma c’è differenza nell’interpretare la fase difensiva come parcheggiare il pullman davanti alla porta. Nel nostro caso cerchiamo di applicare la fase difensiva il più lontano possibile dalla porta, tenendo la difesa alta. L’anno scorso la linea difensiva era la più alta del campionato, quasi 49 metri, quindi quasi a metà campo. Questo ci ha permesso di essere molto efficaci nel pressing, dov’eravamo primi in campionato, con più palloni recuperati nella metà campo avversaria. Circa il 50% dei nostri gol sono arrivati grazie al pressing. Ovviamente questo nel nostro campionato. È stato possibile applicarlo nelle qualificazioni di Champions. Però ora giocheremo contro dei top club e dovremo adattarci per giocare diversamente. Ma nei 10 incontri ufficiali, fin qui sono arrivati 6 clean sheet. Questo dà confidenza alla squadra e ti permette di rischiare di più quando hai il pallone e sanno cosa fare quando non hai il pallone. Questo diciamo che è uno dei nostri punti di chiave”.
Infine, riguardo al possibile vantaggio derivante dal fatto di non essere pienamente conosciuti dagli avversari, Zuddas ha dichiarato: “L’anno scorso ho assistito a Qarabag-Chelsea (2-2, ndr). Nel fase del girone, le squadre sono molto prese dal campionato, giocano ogni tre giorni e il viaggio è molto lungo per le squadre europee. Sono fattori che si possono sfruttare come ha fatto il Qarabag nella scorsa stagione, però bisogna ricordare che si parte sempre da uno svantaggio qualitativa. E d’altra parte bisogna fare sempre la prestazione perfetta. Però giocare in casa contro certe squadre aiuta sicuramente, i principali campionati richiedono più sforzi mentali e fisici rispetto al nostro”.