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Napoli, come sostituire McTominay: Anguissa “bloccato”, De Bruyne libero

Il Napoli dovrà fare a meno di Scott McTominay nella gara contro l’Inter e in quelle successive. Analisi tattica su come la squadra di Massimiliano Allegri potrebbe adattarsi.
Napoli, come sostituire McTominay: Anguissa "bloccato", De Bruyne libero Napoli, come sostituire McTominay: Anguissa "bloccato", De Bruyne libero

All’indomani della chiusura del Mercato estivo, con il Napoli molto passivo, e soprattutto dopo la notizia del lungo stop al quale sarà costretto Scott McTominay, Max Allegri ha da sciogliere un bel rebus: chi sostituirà lo scozzese in queste partite, non troppe si spera, in cui il forte centrocampista azzurro sarà assente? Proviamo a rispondere.

Un Napoli senza McTominay costruito attorno a un principio molto preciso: non cercare una sostituzione pura dello scozzese, anche perché un altro come lui è davvero difficile trovarlo, ma ridistribuire le sue funzioni attraverso una struttura più posizionale e associativa. La prima conseguenza riguarda Anguissa, evidenziato nella lavagna come “più bloccato e meno incursore”. Anche Gilmour potrebbe essere preso in considerazione in un sistema del genere, ma con Lobotka formerebbe una coppia troppo poco fisica da opporre ai campioni d’Italia.

Senza McTominay, il camerunense dovrebbe assumere un ruolo maggiormente conservativo: abbassarsi nella costruzione, garantire equilibrio alle spalle della palla e soprattutto proteggere la zona centrale quando gli altri centrocampisti aumentano la propria libertà. Accanto a lui, Lobotka avrebbe una funzione di regia e di protezione dinamica: muoversi per offrire una linea di passaggio al primo possesso, ma anche essere pronto a compensare le uscite dei compagni. È significativo infatti il riferimento “a protezione”: contro l’Inter, questa copertura diventa fondamentale per evitare che il Napoli venga attaccato immediatamente alle spalle del primo pressing.

La vera novità sarebbe Kevin De Bruyne, a cui la nostra lavagna concede “massima libertà di azione”. È probabilmente il punto tattico più interessante dell’intera soluzione. Il belga non dovrebbe essere vincolato a una posizione fissa da mezzala. Può abbassarsi per ricevere, occupare il mezzo spazio, avvicinarsi alla punta oppure attaccare lo spazio alle spalle del centrocampo interista.

In questo modo il Napoli può generare una superiorità qualitativa tra le linee senza avere necessariamente bisogno dell’inserimento continuo di una mezzala. De Bruyne diventerebbe il principale connettore tra costruzione e rifinitura, con la libertà di scegliere il corridoio più vantaggioso in funzione della pressione dell’Inter.

La nostra lavagna assegna ad Antonio Vergara un compito altrettanto importante: quello di entrare dentro il campo e coprire in fase di non possesso. È un movimento di inversione posizionale che permette al Napoli di non rimanere eccessivamente aperto. Quando la palla è sul lato opposto, Vergara può stringere verso il centro e contribuire alla formazione di una struttura più compatta; quando invece il Napoli perde palla, la sua posizione interna consente di avere immediatamente un uomo in più nella zona di riaggressione. È una soluzione particolarmente interessante contro l’Inter perché limita la possibilità dei nerazzurri di trovare facilmente il passaggio verticale dentro al blocco.

Sul lato destro, Alisson Santos ha invece una libertà differente, quella di poter entrare dentro il campo o andare sul fondo per il cross o per un cut-back. È una vera e propria alternanza tra ampiezza e occupazione del mezzo spazio. Questa variabilità impedisce alla linea difensiva di leggere in anticipo la giocata: se Santos stringe, può creare una combinazione interna con De Bruyne e Hojlund; se rimane largo e attacca la profondità, può invece allargare il blocco e generare spazio dentro. Sul lato opposto, a Di Lorenzo la discrezione di una possibile sovrapposizione approfittando del movimento a entrare nel campo di Vergara. Anche qui, come sul lato opposto, la sovrapposizione non deve essere interpretata come un automatismo, ma come una soluzione condizionata dal movimento di Alisson Santos e Vergara, ma anche dalla disposizione dell’avversario.

Non trascurando il fatto che anche Favasuli potrebbe agire da esterno basso a sinistra come già in passato, Spinazzola può quindi assumere un ruolo più avanzato, mantenendo l’ampiezza oppure attaccando gli spazi esterni in funzione delle rotazioni interne. Il principio è quello di non occupare contemporaneamente gli stessi corridoi: quando un esterno stringe, l’altro deve poter garantire profondità e ampiezza. Questo è essenziale contro una squadra come l’Inter, che tende a difendere e attaccare attraverso una forte occupazione dei corridoi laterali e dei mezzi spazi.

Infine, Rasmus Højlund rappresenta il riferimento offensivo per dare profondità alla struttura. La sua presenza permette al Napoli di non schiacciare eccessivamente il gioco sui piedi e di avere una minaccia costante alle spalle della linea difensiva. La sua funzione sarebbe quindi duplice: fissare i centrali e attaccare la profondità, creando contemporaneamente lo spazio tra le linee nel quale De Bruyne può ricevere.

Il vero obiettivo di questa configurazione, dunque, non è semplicemente sostituire McTominay, ma cambiare il modo in cui il Napoli produce superiorità. Con McTominay il Napoli può sfruttare maggiormente fisicità, seconde palle e inserimenti dalla seconda linea. Senza di lui, la nostra lavagna suggerisce una squadra più posizionale, fluida e associativa, nella quale Anguissa garantisce equilibrio, Lobotka protegge e connette, De Bruyne ha libertà tra le linee, Vergara si accentra per creare densità, gli esterni alternano ampiezza e occupazione interna e Hojlund mantiene la minaccia sulla profondità. La vera sfida tattica contro l’Inter sarà quindi non perdere equilibrio mentre si concede libertà a De Bruyne. Se il Napoli riuscirà a mantenere una buona rest defence – copertura preventiva – alle spalle della palla, potrà attaccare i nerazzurri attraverso rotazioni e cambi di posizione. Se invece Anguissa e Lobotka verranno trascinati troppo lontano dalla zona centrale, il rischio sarà quello di concedere all’Inter proprio ciò che sa sfruttare meglio: transizioni immediate, attacchi degli spazi laterali e ricezioni alle spalle della prima pressione.

In sintesi, è un Napoli che rinuncia a una parte della forza verticale garantita da McTominay per guadagnare libertà creativa, imprevedibilità posizionale e maggiore centralità di De Bruyne. La qualità della soluzione dipenderà dalla capacità collettiva di mantenere le distanze di squadra mentre le singole pedine si muovono.

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