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Allegri: tra realtà e integralismo, il suo Napoli cambia pelle

Massimiliano Allegri non è un integralista ma un tecnico pragmatico che adatta le sue strategie alla realtà. Le sue scelte con il Napoli sono dettate dalle esigenze della rosa, puntando a trovare un equilibrio difensivo.
Allegri: tra realtà e integralismo, il suo Napoli cambia pelle Allegri: tra realtà e integralismo, il suo Napoli cambia pelle

Massimiliano Allegri non ha rinunciato a un principio, ma ha semplicemente preso atto della realtà, rifiutando un ottuso integralismo. Questo è quanto emerge dal percorso attuale del Napoli sotto la sua guida. La discussione è emersa dopo le dichiarazioni di Landucci, suo storico vice, al termine di Monza-Napoli, terminata 1-4. Egli ha affermato: “Prima ci criticavano perché vincevamo 1-0, ora ci criticano perché vinciamo 4-3”. Ha aggiunto, con una frase che ha svelato il nocciolo della questione: “No no, ce ne freghiamo della critiche”. Questo dimostra come Massimiliano Allegri risenta del clima ostile che lo circonda da un decennio. Una parte consistente dell’opinione pubblica calcistica sembra perseguitare il tecnico livornese, additandolo come la causa di ogni male nel calcio italiano e ridicolizzandolo, in una narrazione che riflette il livello attuale del dibattito in Italia.

La realtà è che Allegri non è un integralista, né lo è mai stato. È una persona intelligente, prima ancora che un allenatore capace. Oltre a essere un grande tecnico, ha accettato di guidare il Napoli con una rosa non da lui composta, ereditando il gruppo che l’anno precedente era arrivato secondo. Nonostante richieste di mercato non esaudite nel corso delle settimane, il tecnico livornese non è tipo da lamentarsi pubblicamente, concentrandosi sul materiale a sua disposizione.

L’inizio del campionato ha visto il Napoli subire una sconfitta casalinga contro il Como a causa di due errori difensivi, uno dei quali macroscopico da parte di Rrahmani. Successivamente, la squadra si è fatta rimontare dall’Inter da un vantaggio di 0-2, subendo tre gol con la difesa schierata. Si potrebbero citare ulteriori episodi negativi, come quelli contro il Villarreal e la Roma.

Allegri deve lavorare con gli elementi a sua disposizione. Sebbene l’anno precedente con il Milan sia riuscito a costruire un muro difensivo solido fino alla trentesima giornata, quest’anno con il Napoli la solidità non è ancora stata raggiunta. Nonostante ciò, sono stati compiuti progressi: Rafa Marin è diventato un titolare fisso e Badiashile è stato trasformato in un centrale difensivo affidabile, sebbene quest’ultimo abbia poi palesato fragilità muscolari. Ora la squadra si affida a Marianucci, ma non può basare il proprio gioco esclusivamente sul reparto arretrato.

Questo è il motivo dei cambiamenti tattici. Allegri sta cercando di valorizzare le caratteristiche dei calciatori a sua disposizione. È fondamentale, però, che la squadra trovi un baricentro difensivo stabile, altrimenti il Napoli non potrà fare progressi in Serie A. Non tutte le squadre sono il Monza. Allegri deve ripartire dalle parole di Marianucci: “Dobbiamo ritrovare il piacere di non prendere gol: più difendi bene, meglio attacchi”.

Le dichiarazioni di Marianucci sono state più efficaci di quelle di Landucci. Sebbene il campo sia il giudice supremo, sentire i critici esultare affermando “Avevamo ragione noi, finalmente Allegri lo ha capito” non deve essere piacevole per Max

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