La sfida tra Juventus e Napoli in programma stasera non ammette il pareggio. Questa condizione vale sia per la squadra di Spalletti che per quella di Allegri. Entrambe le formazioni si trovano appaiate in classifica, ma distanti dalle prime posizioni: accusano un ritardo di -11 dall’Inter e dalla Lazio, attualmente in vetta, e di -6 dalla zona Champions League. Questa analisi emerge da un editoriale di Xavier Jacobelli su Tuttosport, il quale sottolinea come il calendario, alla decima giornata, ponga Allegri nella posizione di poter influenzare il futuro di Spalletti.
“Le ragioni sono diverse, tuttavia, né la Juve né il Napoli possono permettersi di perdere e il pareggio non serve a nessuno, soprattutto se lassù sulla montagna Chivu e Gattuso continuano a scalare”.
Per la Juventus, il concetto di pareggio come mancata vittoria è quasi radicato nella cultura del club. Jacobelli richiama una dichiarazione di Tacchinardi: “Se giochi nella Juve il pareggio equivale a una sconfitta”. Questo principio, valido nei periodi di successi, contrasta con la realtà attuale della Juve: sei anni, sei allenatori e tredici dirigenti trascorsi dall’ultimo titolo di Sarri. Jacobelli esprime un giudizio netto sulle responsabilità, simile a quello di Damascelli nei giorni precedenti, pur giungendo a una conclusione differente:
“Il problema non è l’allenatore che fa i salti mortali senza rete per dare un senso a una stagione che, sinora, un senso non ce l’ha. Il problema sono quei giocatori, non tutti, però molti, che né il tecnico né Bremer possono portare in braccio”.
Per il Napoli, un pareggio significherebbe rimanere al settimo posto, osservando da lontano uno spareggio senza un vincitore chiaro. Il paradosso è che, in questa situazione, sia proprio Allegri, tecnico noto per il suo stile di gioco