Massimiliano Allegri, tecnico del Napoli, ha condiviso alcuni pensieri riguardo a Giovanni Galeone, protagonista della docuserie in tre puntate “Galegol. Giovanni Galeone, storia di un profeta”, disponibile su Raiplay. Le sue dichiarazioni sono state riportate da “Napoli Magazine”.
“Giovanni Galeone mi ha lasciato molto”, ha affermato Allegri. “Era una persona colta, intelligente, ironica e spensierata, qualità che spero mi accompagnino per tutta la carriera da allenatore. Ho appreso molto da lui, in particolare la serietà con cui affrontava il suo lavoro. Ritengo sia stato un precursore di concetti calcistici che oggi mancano. Una sua peculiarità era non considerare il portiere in formazione, un approccio che ho fatto mio: non lo schiero mai. Può sembrare strano, ma è così”.
Allegri ha poi aggiunto: “Galeone era un personaggio schietto, viveva la vita con serietà ma senza prendersi troppo sul serio, e questo mi ha aiutato a esprimere il mio potenziale. Era eccezionale nel comunicare concetti sui singoli giocatori, sia in fase difensiva che offensiva. Da lui ho imparato l’importanza della fase offensiva, ma anche quella difensiva, con il suo motto: ‘Non bisogna prendere gol’. Era un maestro nel distinguere i veri difensori”.
Il tecnico ha ricordato l’ultima volta che ha visto il suo mentore: “L’ultima volta che ho incontrato il mister è stato a Udine, quando giocavo con il Milan. Ho trascorso l’intera mattinata con lui in ospedale. Era provato. Speravo di rivederlo, ma temevo fosse molto complicato”. Allegri ha poi concluso: “La cosa più bella è che negli ultimi due anni le parti si sono invertite. Credo che si meritasse che io gli fossi accanto nei suoi ultimi anni. Il mister è stato fondamentale per Pescara, così come Pescara lo è stato per lui. Un binomio vincente e appassionante di un periodo splendido, dove le partite si vivevano con grande gioia”