Nel teatro di Oporto si è probabilmente assistito alla conclusione di un ciclo per il Napoli, non solo a livello sportivo ma anche umano e di spogliatoio. La partita contro i lusitani è stata uno spettacolo raccapricciante, da considerare una vera e propria Waterloo o Caporetto per una squadra che in passato ha ottenuto successi ma che ora sembra aver esaurito le proprie energie.
Seguire le partite del Napoli è diventato un copione già visto: un primo tempo accettabile, seguito da una reazione d’orgoglio, qualche occasione e un pressing a tratti disordinato. Poi, nella ripresa, il progressivo abbassamento del baricentro e, tra il 60′ e il 70′ di gioco, l’inizio del disastro annunciato. In totale, tra campionato e Champions League, il Napoli ha incassato 17 gol nei secondi tempi (10 in Serie A, 7 in Europa). La gara contro il Porto, tuttavia, avrebbe potuto avere un esito diverso. Sull’1-1, le squadre si sono allungate, con il Porto che lasciava ampi spazi nel tentativo di vincere. Una gestione prudente, stringendo le linee e sfruttando gli esterni, avrebbe potuto mettere in difficoltà i portoghesi. Invece, si sono ripetuti gli errori consueti: reparti distanti, marcature inesistenti e reti subite in maniera quasi identica, incluse le due su calcio d’angolo del Porto, praticamente speculari. Il Porto, squadra forte in Primeira Liga ma a quota 0 punti in Champions prima di quella sera, è stato risvegliato calcisticamente da questi errori.
È diventato uno stillicidio osservare questa squadra autodistruggersi senza alcuna reazione. La contestazione dei tifosi e il nervosismo dei giocatori sono conseguenze naturali. In questo contesto, l’allenatore appare scollegato dalla realtà, con dichiarazioni incomprensibili che vengono smentite dai suoi stessi calciatori. La situazione ha raggiunto un punto critico e la sensazione è che possa ulteriormente peggiorare.
Se non si interviene immediatamente, la situazione rischia di precipitare. Il problema principale risiede nelle decisioni prese dalla società. I risultati negativi, però, non possono essere ignorati. La partita contro la Lazio assume un’importanza cruciale: un’eventuale sconfitta renderebbe inevitabile l’esonero dell’allenatore, a meno che non si voglia considerare la stagione già compromessa. Sorprende l’immobilismo di un imprenditore di successo come De Laurentiis di fronte a questo scenario, che comporterà danni economici significativi. Siamo di fronte a uno dei momenti più difficili dell’era ADL, e al momento non si intravede una soluzione.