Aldo Dolcetti, storico collaboratore di Massimiliano Allegri e calciatore tecnicamente dotato degli anni Ottanta, ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport. Un mese fa, Allegri lo aveva contattato per proporgli un ruolo nello staff tecnico del Napoli.
Dolcetti ha spiegato le ragioni del mancato accordo: “Max mi ha spiegato che al Napoli, per ragioni di budget, avrebbe dovuto lavorare con uno staff ridotto. Capisco le sue ragioni, non ho pensieri negativi, non farò un millimetro di polemica. Le cose finiscono e bisogna accettare che sia così”.
Dolcetti collabora con Allegri dal 2014. La sua mancata presenza nello staff azzurro rappresenta una perdita significativa, un errore secondo il parere di chi scrive, soprattutto considerando la sua reazione pacata di fronte alla situazione.
Riguardo ad Allegri, Dolcetti lo descrive come “un grandissimo, un top internazionale”, sottolineando come il tecnico non abbia mai voluto allenare all’estero. Dolcetti evidenzia la capacità di Allegri di “capire i giocatori, sa metterli nelle migliori condizioni per farli rendere al massimo”, lasciando “libertà espressiva” e puntando a vincere. Secondo Dolcetti, i problemi sono nati dalla “stupida contrapposizione tra giochisti e risultatisti”, definita una “questione ideologica”.
Dolcetti ha poi aggiunto critiche costruttive sul piano comunicativo: “Max non vuole fare spettacolo per lo spettacolo, e ha ragione. Gli rimprovero soltanto un difetto di comunicazione. Non è riuscito a “vendere” nel modo giusto i suoi successi, le sue imprese. Ha sempre minimizzato, quando avrebbe dovuto fare un po’ di marketing della vittoria”. Sul piano tecnico, Dolcetti non vede grandi differenze tra Allegri e Ancelotti, ma riconosce che “loro vengono percepiti in modo diverso. A Max è stata appiccicata una etichetta scorretta ed è difficile togliersela di dosso”