Il Napoli naviga su un sottile confine tra la gestione finanziaria impeccabile e il successo sportivo. Il club partenopeo ha spesso dimostrato eccellenti capacità nella gestione economico-finanziaria, tanto da diventare un modello in Europa, con molti club che hanno cercato di emulare lo stile di Aurelio De Laurentiis.
In questa stagione, tuttavia, la società ha optato per un approccio più cauto, frenando gli investimenti dopo gli ingenti esborsi che, pur avendo portato uno scudetto e una Supercoppa italiana, sono coincisi anche con un deludente percorso in Champions League e acquisti non sempre azzeccati, come quelli di Noa Lang e Lorenzo Lucca. Le conseguenze di queste scelte si fanno sentire nell’anno del centenario, con la squadra che presenta evidenti lacune nel reparto difensivo e a centrocampo. La cessione di Stanislav Lobotka per 30 milioni, senza un adeguato rimpiazzo, lascia scoperti i ruoli occupati da Mathias Olivera e Leonardo Spinazzola, quest’ultimo non più giovanissimo. Queste voragini rischiano di compromettere le strategie tattiche di Massimiliano Allegri.
Il centrocampo azzurro appare in grave difficoltà. Se la coppia formata da Stanislav Lobotka e Billy Gilmour garantisce qualità nel palleggio e visione di gioco, la zona a fianco dei registi è diventata un punto interrogativo. Un esempio lampante è la situazione di Frank Zambo Anguissa, entrato nell’ultimo anno di contratto (scadenza 2027) tra trattative di rinnovo complesse e tese. A ciò si aggiungono i problemi fisici alla schiena che hanno inciso sul suo rendimento nell’ultima stagione. Nonostante ciò, Anguissa non ha un sostituto diretto nella rosa. L’emergenza si è acuita con l’infortunio di Scott McTominay, che dovrà sottoporsi a un intervento di ablazione cardiaca e rimarrà fermo per almeno un mese. Considerando che Kevin De Bruyne, per ragioni anagrafiche e fisiche, non può garantire continuità di impiego, la gestione del reparto centrale solleva seri interrogativi.
La cessione affrettata di giocatori versatili come Eljif Elmas nei mesi precedenti ha ulteriormente ridotto le opzioni a disposizione per la mediana. La strategia più logica e audace sarebbe stata quella di monetizzare la partenza di Anguissa per investire su un doppio colpo: un centrocampista di esperienza internazionale affiancato da un giovane di prospettiva con un forte impatto fisico. Giovanni Manna ha invece optato per una linea di estrema prudenza, lasciando l’allenatore con risorse limitate in vista dell’esordio europeo. Ci si chiede se non si potesse ottenere un risultato migliore.
Nessuno auspica acquisti avventati che possano mettere a rischio la stabilità finanziaria del club. La salvaguardia dei bilanci è un principio fondamentale che il Napoli ha difeso con successo negli anni. Tuttavia, l’anno del centenario avrebbe meritato un pizzico di audacia in più sul fronte del mercato. Le idee innovative hanno un costo, ma il coraggio di puntare su profili funzionali e integri non sempre richiede cifre esorbitanti. Alla squadra manca quella scintilla di fantasia nel calciomercato, sostituita da un pragmatismo eccessivo che rischia di trasformare una stagione celebrativa in una difficile lotta per la sopravvivenza.