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Napoli, il progetto è in costruzione: serve pazienza dopo la sconfitta con l’Inter

Il Napoli perde a Milano contro l’Inter, ma la prestazione ha mostrato coraggio e qualità offensive, pur evidenziando fragilità difensive. Il progetto richiede tempo e pazienza.
Napoli, il progetto è in costruzione: serve pazienza dopo la sconfitta con l'Inter Napoli, il progetto è in costruzione: serve pazienza dopo la sconfitta con l'Inter

Il Napoli ha subito una sconfitta a Milano contro l’Inter, ma analizzare questa partita solo attraverso il risultato finale sarebbe riduttivo. La battuta d’arresto ha confermato alcune fragilità già manifestate in precedenza, ma al contempo ha mostrato una squadra capace di giocare con personalità e di creare occasioni offensive anche in assenza di Scott McTominay, la cui mancanza ha inciso pesantemente sugli equilibri della squadra. Il paradosso della serata risiede nel fatto che il Napoli ha dimostrato coraggio nel proporre gioco, ma non sempre ha posseduto la solidità necessaria per supportare tale audacia. Di fronte a un’Inter che continua a proporre un calcio codificato, aggressivo e verticale, gli azzurri hanno evidenziato buone intenzioni nella fase di costruzione e una discreta abilità nell’attaccare gli spazi dietro la linea difensiva avversaria. La difficoltà, inaspettata per una squadra che si definisce “allegriana”, è emersa nella fase di non possesso, dove il Napoli ha concesso troppo, mostrando distanze eccessive tra i reparti, problemi nel gestire alcune ricezioni tra le linee e, soprattutto, una vulnerabilità evidente quando l’Inter è riuscita a raggiungere con continuità gli ultimi trenta metri.

L’assenza di McTominay avrebbe potuto spingere Allegri a optare per una strategia esclusivamente difensiva. Tuttavia, si è verificato il contrario. Dopo un avvio atteso e prevedibile da parte degli uomini di Chivu, il Napoli ha cercato di imporre il proprio gioco. La squadra ha tentato di costruire l’azione, di accompagnare la manovra, di attaccare gli spazi e ha mantenuto un’ambizione offensiva anche contro un avversario che, per qualità e meccanismi collettivi, rappresenta probabilmente uno dei peggiori avversari possibili da affrontare in campo aperto. Questo aspetto non va sottovalutato. Il Napoli non si è limitato a una posizione passiva; si è rivelato, piuttosto, una squadra ancora incompleta, in grado di produrre gioco ma non ancora di controllare tutte le variabili della partita. Si tratta di una differenza sostanziale.

Se la fase offensiva lascia intravedere potenzialità, quella difensiva deve diventare una priorità di lavoro. L’Inter ha trovato spazi e situazioni di gioco che mettono in luce una problematica strutturale: quando la squadra perde compattezza, il Napoli permette all’avversario di attaccare la propria ultima linea con eccessiva facilità. Contro una formazione come quella nerazzurra, questo può rivelarsi fatale.

L’Inter non necessita di dominare ogni singolo minuto per essere pericolosa; le è sufficiente una ricezione pulita, un cambio di gioco, un cross o una seconda palla nella zona corretta per trasformare una situazione apparentemente innocua in un’opportunità. È proprio nella gestione di queste circostanze che il Napoli deve mostrare margini di crescita.

La scelta di Allegri nel finale di schierare una difesa a cinque merita un’analisi. A posteriori, è facile associare una modifica tattica all’esito finale della partita. Tuttavia, la decisione di Allegri, presa all’ottantesimo minuto, di difendere con una linea a cinque non era intrinsecamente sbagliata. L’Inter continuava infatti a portare palloni in area, insistendo con cross alti e attacchi diretti alla zona di rifinitura. In quel contesto, aumentare il numero di difensori nella linea arretrata aveva una logica tattica precisa: occupare meglio l’ampiezza, proteggere il centro dell’area e incrementare la densità contro gli inserimenti e i cross avversari. Il problema, semmai, potrebbe risiedere nella scelta degli interpreti.

L’impiego di Badiashile, piuttosto che di Beukema, lascia perplessi. Non tanto per l’erroneità del sistema proposto, quanto per il fatto che, nel momento in cui si decide di difendere l’area contro una squadra che la bombarda di cross, la selezione dei profili dovrebbe essere coerente con la minaccia da neutralizzare. Premesso che l’allenatore ha una visione quotidiana dei propri giocatori, Beukema, una volta recuperato e portato in panchina, avrebbe potuto rappresentare, per caratteristiche e familiarità con determinati duelli difensivi, una soluzione maggiormente funzionale alla gestione della pressione finale. La scelta di Badiashile può quindi essere considerata, quantomeno, avventata, specialmente considerando il momento della partita e lo stile di gioco proposto dall’Inter. Il difensore francese, la cui inadeguatezza è stata evidenziata in passato, è apparso disorientato e non all’altezza, almeno in questa fase. Tuttavia, è fondamentale distinguere la valutazione della scelta tattica dalla sua applicazione: il principio tattico era corretto; discutibile può essere stata la sua attuazione.

Il Napoli si trova in una fase di progetto in corso. Non è una squadra già completa, non è ancora una macchina perfettamente oliata e, soprattutto, non può essere giudicata come se avesse completamente assimilato le idee, i principi e le gerarchie del nuovo corso. Anche il calendario iniziale va contestualizzato, considerando che le avversarie affrontate finora non sono squadre di secondo piano: il Como, formazione che ha successivamente dominato a Genova e che mostra ambizioni di vertice, e l’Inter, autentico schiacciasassi del campionato. Questo non annulla le criticità del Napoli, ma le rende più comprensibili. Concedere qualcosa contro squadre che esercitano pressione con qualità e intensità è diverso dal farlo sistematicamente contro avversari di livello inferiore. Il Napoli deve quindi lavorare sui propri difetti senza trasformare ogni errore in una sentenza definitiva.

La partita di Milano dovrebbe diventare materiale di studio, non motivo di destabilizzazione, soprattutto considerando le indicazioni positive emerse: personalità, coraggio, capacità di attaccare e volontà di non rinunciare alla propria identità anche contro un avversario superiore. Le criticità sono altrettanto evidenti: la gestione della difesa posizionale necessita di miglioramenti, le distanze tra i reparti vanno accorciate, la protezione della linea difensiva deve essere maggiore e la gestione delle situazioni di pressione nell’ultimo terzo deve essere più efficace. Il tempo per lavorare su questi aspetti non manca, nonostante l’imminente impegno in Champions League contro l’Arsenal. Sarà un’altra partita di altissimo livello, in cui il Napoli sarà chiamato a dimostrare di poter sostenere il proprio gioco anche quando l’avversario alza drasticamente ritmo, intensità e qualità tecnica. Per questo motivo, ora è necessaria compattezza. Non servono processi sommari, né esaltazioni dopo una vittoria o drammi dopo una sconfitta. Serve analisi, serve lavoro, ma soprattutto serve tempo. Il Napoli visto a Milano ha mostrato il coraggio necessario per competere. Ora deve costruire la struttura per non pagare a caro prezzo tale coraggio. Il progetto di Allegri è appena iniziato e, prima di esigere risposte definitive, è necessario concedergli il tempo per costruire una squadra capace di unire personalità nell’attacco e maturità nella difesa. A Milano è mancata soprattutto la seconda, ma la prima, contro un’Inter di questo calibro, è un segnale da non ignorare.

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