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L’Equipe celebra la rinascita del Napoli: dalla Serie C a due scudetti

L’Equipe celebra il percorso del Napoli, dalla Serie C a due scudetti. Le parole di Marino e Calaiò ricordano le difficoltà iniziali e l’amore dei tifosi.
L'Equipe celebra la rinascita del Napoli: dalla Serie C a due scudetti L'Equipe celebra la rinascita del Napoli: dalla Serie C a due scudetti

Il Napoli di Aurelio De Laurentiis rappresenta un esempio di come una società possa risorgere dalle proprie ceneri. Il club partenopeo, dopo aver affrontato il fallimento seguito alla gestione Naldi e aver militato in Serie C e Serie B, ha conquistato due scudetti negli ultimi tre anni. A rendere omaggio a questo percorso di successo è il quotidiano sportivo francese L’Equipe.

L’Equipe ha ripercorso la rinascita del Napoli, raccontandola attraverso le voci dei protagonisti, tra cui Pierpaolo Marino e Francesco Montervino. L’ex dirigente, ora al Bari, ha ricordato le difficoltà iniziali: “Non avevamo né maglie e né palloni. Montervino andò a comprarli in un negozio di articoli sportivi, e fu così che la squadra riuscì ad allenarsi“. Montervino ha aggiunto dettagli su quel periodo: “La verità è che abbiamo usato un pallone che Montesanto aveva nel bagagliaio della sua macchina. Ho dato dei soldi al fisioterapista perché andasse a comprare calzini e pantaloncini. Ma i palloni li ho comprati io…“

Il quotidiano francese ha riportato anche dichiarazioni del presidente De Laurentiis risalenti al 2013: “Quando ho vinto l’asta del club al tribunale di Napoli, non sapevo nulla del 4-3-3 o del 4-4-2. Non sapevo in cosa mi stavo cacciando. Dopo aver sborsato 32 milioni di euro, ho chiesto al tribunale come avrei acquisito gli uffici, lo stadio, i giocatori… È stato allora che il giudice mi ha detto: ‘Credo che lei non abbia capito; ha comprato solo un nome!’“.

Marino ha raccontato le sue iniziali esitazioni riguardo all’offerta di Adl: “Non ho detto subito di sì, ero sotto contratto con l’Udinese. Sono andato a trovare De Laurentiis in Svizzera. Sono arrivato alle 23 e abbiamo parlato fino alle 4 o 5 del mattino. Quello che mi interessava era capire le garanzie del progetto. Se avessimo iniziato nello stesso momento degli altri, avremmo vinto il campionato. L’anno successivo (2005-2006), lo abbiamo vinto con tre o quattro giornate di anticipo. Vincere quel campionato fu come vincere uno scudetto“.

L’ex dirigente ha poi sottolineato l’importanza della visione manageriale: “Non mi sono concentrato solo sulla costruzione della squadra. Il centro di allenamento di Castel Volturno, che è ancora oggi quello del club, è stato costruito all’epoca, su mia idea, con l’aiuto di un costruttore: il proprietario dell’hotel dove alloggiavamo. In quegli anni, il club si è ristrutturato con un modello imprenditoriale che ho potuto implementare grazie alla fiducia e all’autonomia che il presidente mi ha concesso“.

Emanuele Calaiò ha ricordato l’entusiasmo dei tifosi: “Il miracolo fu vedere 50.000 spettatori alla prima partita di Serie C1 e raggiungere cifre di affluenza che erano difficili da ottenere persino in Serie A: questo è un miracolo d’amore“.

Il quotidiano sportivo francese ha evidenziato il ruolo fondamentale di Aurelio De Laurentiis, artefice della scalata del club.

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