Se Antonio Conte non ha mai accettato passivamente le decisioni del club, Massimiliano Allegri si è sempre professato aziendalista. Era il 9 novembre 2025 quando il Napoli, allora campione d’Italia, subì una sconfitta sul campo del Bologna. In quell’occasione, Antonio Conte pronunciò una frase che è rimasta nella storia. Inizialmente interpretata come il segnale di una rottura insanabile con la società e la squadra, sortì in realtà l’effetto opposto: il gruppo si ricompattò, riuscendo a riprendersi, a conquistare la Supercoppa italiana qualche mese più tardi e a concludere comunque il campionato al secondo posto.
La celebre dichiarazione di Conte fu: «Io non accompagno il morto». Sebbene all’epoca liquidato come uno sfogo isterico e inaccettabile, quel monito del tecnico leccese risuona oggi come una spietata diagnosi clinica che la piazza e il club hanno colpevolmente ignorato, preferendo una comoda illusione alla cruda realtà. L’ex allenatore aveva semplicemente espresso la verità, avendo intuito la presenza di un malessere profondo, comprendendo che il gruppo, ormai svuotato e sazio, unito a strategie societarie lacunose sul versante della programmazione, aveva generato un contesto privo di margini di crescita reali.
Attualmente, sulla panchina siede Allegri, un allenatore definito