La sconfitta contro l’Arsenal, sebbene rappresenti il terzo ko consecutivo per il Napoli, non è da archiviare come un semplice risultato negativo. La gara contro i Gunners, infatti, ha fornito al tecnico Massimiliano Allegri spunti importanti per il futuro.
Il Napoli ha affrontato un Arsenal nettamente superiore per struttura, qualità individuale e occupazione del campo. La squadra di Mikel Arteta, una delle più forti a livello internazionale, era un banco di prova significativo per valutare la capacità del Napoli di competere contro un avversario abituato a gestire il gioco tramite possesso e pressione. La risposta è stata mista: la squadra azzurra ha mostrato capacità difensive, ha saputo soffrire e uscire dalla pressione avversaria, ma ha faticato a trasformare le transizioni in vere minacce offensive, un aspetto che fotografa la partita.
L’Arsenal ha prevalso grazie al controllo del gioco. I Gunners hanno registrato 26 tiri, record per il club in Champions League dal 2003-04, con un Expected Goals (xG) di 4,05 contro lo 0,22 del Napoli. Questo dato evidenzia una superiorità territoriale e una maggiore efficacia nel raggiungere l’ultimo terzo di campo. L’Arsenal ha cercato di allargare le maglie difensive del Napoli, creando superiorità sulle fasce e sfruttando la visione di Odegaard per trovare uomini tra le linee. Quando il Napoli chiudeva centralmente, l’Arsenal spostava il pallone sul lato debole; in caso di pressione azzurra, attaccava lo spazio alle spalle della difesa. Il Napoli, invece, ha adottato una tattica prudente, abbassando il baricentro e privilegiando la protezione della propria area, una scelta comprensibile ma che ha ampliato la distanza tra il recupero palla e la porta avversaria.
Un aspetto tattico cruciale è emerso nella fase di transizione offensiva del Napoli. Dopo il recupero palla, spesso è mancato il secondo movimento per trasformare la riconquista in un contropiede efficace. Il primo passaggio era solitamente corretto, ma le azioni successive difettavano di un attacco deciso alla profondità, di una ricezione pulita tra le linee, di una connessione rapida con la punta e di un numero sufficiente di uomini a supporto. Il tecnico Allegri ha menzionato 5-6 situazioni in cui la squadra ha sbagliato l’ultima scelta, sottolineando come, contro avversari di questo livello, l’ultimo tocco sia decisivo data la scarsità di opportunità. Non basta raggiungere la metà campo avversaria, occorre farlo con una struttura offensiva già pronta.
Paradossalmente, il dato più incoraggiante è arrivato dalla fase difensiva. Il Napoli ha dimostrato compattezza, densità centrale e disponibilità al sacrificio. Il centrocampo, con un eccezionale Lobotka in particolare, ha lavorato basso, formando quasi una seconda linea per proteggere la zona centrale e ridurre gli spazi di ricezione dell’Arsenal. Questa caratteristica testimonia la ricezione di un principio chiave del gioco di Allegri: impedire all’avversario di giocare al centro prima di cercare di aggredire lo spazio. Questo meccanismo ha funzionato per oltre un’ora. Il gol dell’Arsenal, nato da una situazione nota e da un uno-due che il Napoli conosceva, rappresenta il maggiore rammarico. La squadra ha perso il riferimento sull’uomo, ha concesso una linea di passaggio interna e ha permesso a Odegaard di ricevere in zona tiro, dove il giocatore ha deciso la partita con una conclusione dal limite.
Un’altra differenza significativa è emersa nella gestione delle sostituzioni. Mikel Arteta ha inserito forze fresche mantenendo intatta la struttura della squadra. Tzolis, entrato nella ripresa, è stato decisivo nell’azione del gol, mentre Madueke ha sfiorato il raddoppio. Questo ha permesso all’Arsenal di mantenere intensità, ampiezza e qualità tecnica nel finale, mentre il Napoli si è progressivamente abbassato, trasformando il proprio assetto in una linea a cinque. La scelta di Allegri di proteggere il risultato minimo ha comportato, tatticamente, la rinuncia quasi totale alla possibilità di risalire il campo.
È fondamentale evitare sia il pessimismo assoluto sia l’ottimismo superficiale. Il Napoli ha perso tre partite consecutive, ma contro avversari di alto livello: il Como, l’Inter e l’Arsenal. Quest’ultima gara, tuttavia, ha messo in luce una qualità meno evidente nelle sconfitte precedenti: la capacità di rimanere in partita contro un avversario tecnicamente e tatticamente superiore. La squadra non si è disunita, ha mantenuto le distanze e un’organizzazione difensiva per larghi tratti. Soprattutto, ha dimostrato di poter uscire dalla pressione dell’Arsenal con qualità, un elemento sottolineato da Allegri. Questi sono aspetti cruciali per una squadra che punta a crescere in Champions League, imparando a sopravvivere alle fasi di dominio avversario. La sfida ora è trasformare questa capacità di resistere in competitività.
La differenza tra Napoli e Arsenal non è solo il gol di Odegaard, ma la capacità dei Gunners di controllare il gioco senza perdere la minaccia offensiva, mentre il Napoli, una volta abbassatosi, ha smarrito la possibilità di fare male. Questa è la frontiera su cui dovrà lavorare Allegri: difendere bene non significa solo proteggere l’area, ma anche costruire le condizioni per ripartire. Il Napoli dovrà conservare la compattezza mostrata contro l’Arsenal, ma aggiungere coraggio posizionale, qualità nella prima uscita, maggiore presenza tra le linee e soprattutto una migliore occupazione degli spazi nella transizione offensiva. Contro le grandi d’Europa non basta aspettare l’errore, bisogna crearlo. Questa è la lezione più importante che l’Arsenal lascia al Napoli. Lo 0-1 è una sconfitta, ma la prestazione può diventare un punto di partenza se il Napoli imparerà a trasformare la capacità di resistere in quella, più difficile, di competere.