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Emanuele Rao, il talento del Napoli che fa rimpiangere: perché non è rimasto?

Il talento del Napoli Emanuele Rao, ora in prestito al Pisa, ha impressionato su X. Nonostante la giovane età, gestisce il diabete e mostra una maturità fuori dal campo, acquistando attrezzature per il recupero muscolare. La sua performance solleva interrogativi sul perché non sia rimasto nel club partenopeo.
Emanuele Rao, il talento del Napoli che fa rimpiangere: perché non è rimasto? Emanuele Rao, il talento del Napoli che fa rimpiangere: perché non è rimasto?

Ieri sera la piattaforma X è stata invasa da video di Emanuele Rao. Si vedeva Rao puntare l’uomo, rientrare sul sinistro e colpire un palo contro la Fiorentina in Coppa Italia. Molti tifosi del Napoli si sono chiesti chi fosse questo giovane di proprietà degli azzurri.

La prima impressione guardandolo è che si tratti di un giocatore di notevole talento.

Su X, come prevedibile, si sono scatenate le discussioni, con numerosi tweet. Molti si chiedevano perché non fosse stato trattenuto, dato che non avrebbe occupato spazio in lista. Alcuni sono arrivati a una conclusione ancora più netta: «è meglio di Lang». Va sottolineato che molti commenti provenivano anche da account internazionali, non solo da tifosi italiani.

È l’effetto Favasuli. Dopo aver scoperto che un ragazzo poco più che ventenne può inserirsi nel Napoli e giocare bene, ogni giovane di proprietà mandato in prestito che supera un avversario diventa automaticamente un’occasione persa. Forse in Premier League Rao avrebbe avuto maggiori opportunità. È una possibilità concreta. In quel campionato, un classe 2006 con un centinaio di presenze tra i professionisti non viene considerato necessariamente un giovane inesperto.

Tuttavia, è necessario mantenere la calma. L’esempio di Allegri insegna. C’è una notevole differenza tra essere molto bravo e essere pronto per giocare nel Napoli, una valutazione che l’allenatore avrà sicuramente fatto a Dimaro e che nessun tweet può quantificare. Ma se nel Napoli può trovare spazio Giovane (per il quale sono stati spesi oltre venti milioni), e considerando le ali viste in questo inizio di campionato (al di là di un Politano non più al top: Allison, il già citato Lang, Neres sempre infortunato, eccetera), allora qualche dubbio sorge spontaneo.

La curiosità, dunque, rimane. Sul Napolista abbiamo dedicato numerosi articoli a Rao in passato.

Ha vent’anni, è alto 1,81, gioca principalmente come esterno sinistro ed è un destro naturale. Predilige partire largo, puntare il difensore e rientrare sul suo piede forte. E no, almeno a giudicare dalle movenze, non sembra il nuovo Insigne. È meglio chiarirlo subito per evitare paragoni fuorvianti. Sembra che siano calciatori molto diversi, a partire dalla struttura fisica. I suoi riferimenti dichiarati sul campo sono Lookman e Leão. Si capisce il perché. Rao cerca l’uno contro uno, possiede accelerazione, parte da sinistra ma può anche agire più vicino alla punta.

Ieri in Coppa Italia il Pisa ha perso 3-0, ma lui ha colpito un palo e ha mostrato diverse giocate interessanti. Paolo Bianco, allenatore dei pisani, ha dichiarato dopo la partita che Rao “ha tutto per determinare”, ma che deve migliorare nelle due fasi. Alla sua età è comprensibile. Ha aggiunto che gli “manca un pezzo”, forse quello che oggi gli impedisce di giocare in Serie A.

Rao, tuttavia, non è emerso solo ieri sera. Con la Spal ha collezionato 67 presenze in Serie C, segnando 6 gol e fornendo 3 assist. La scorsa stagione ha fatto il salto di qualità: Bari, Serie B, 35 presenze, altri 6 gol e 3 assist. È arrivato anche a giocare nell’Under 21.

Il Napoli lo ha acquistato nell’estate del 2025. Lo ha mandato a Bari, lo ha riportato a Dimaro e quest’estate lo ha ceduto nuovamente in prestito al Pisa. Il Pisa ha sborsato un milione di euro per averlo per una stagione, una cifra non trascurabile per un prestito secco. A giugno tornerà al Napoli.

A diciassette anni, sei mesi e tredici giorni, Rao aveva già segnato il suo primo gol tra i professionisti con la Spal. Era il secondo marcatore più giovane nella storia del club, superato solo da Mario Romani, il cui record risaliva al 1924.

Prima della Spal, era stato al Chievo. Entrambi i club in cui è cresciuto sono poi usciti dal calcio professionistico.

Al Chievo, Rao ha anche scoperto di avere il diabete di tipo 1. Aveva nove anni. Soffriva spesso di fame, beveva tantissimo e aveva tremori. I suoi genitori, entrambi infermieri, lo hanno sottoposto ad accertamenti. Ha raccontato a Cronache di Spogliatoio che, una volta ricevuta la diagnosi, chiese immediatamente alla madre se avrebbe potuto continuare a giocare.

Oggi gestisce la glicemia e l’insulina anche durante le partite (come Zverev). Utilizza un sistema automatizzato che indossa durante il riscaldamento, lo rimuove prima di entrare in campo e lo rimette nell’intervallo per i controlli necessari. Lo fa da undici anni.

Anche fuori dal campo emerge un profilo diverso da quello che solitamente associamo a un calciatore ventenne. Con i primi soldi guadagnati ha acquistato un’apparecchiatura per il recupero muscolare da usare a casa. Non aveva ancora la patente. Una particolarità che va oltre la semplice curiosità, e che lo allontana dal cliché dei

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