Il Napoli non sta attraversando un momento di brillantezza, un fatto su cui vi sono pochi dubbi. La prestazione offerta a Firenze ha evidenziato le consuete fragilità, una manovra lenta e una preoccupante assenza di lucidità nei momenti decisivi. Tuttavia, limitare la partita del Franchi a una mera crisi di gioco significherebbe ignorare un’ingiustizia evidente, di quelle capaci di segnare profondamente una stagione.
Quanto accaduto ieri sera non si configura come un semplice errore arbitrale, bensì come l’ennesimo scandalo ai danni del Napoli. Le immagini che stanno generando indignazione tra i tifosi napoletani sono tanto chiare quanto eclatanti: la trattenuta vistosa, prolungata e totalmente fuori tempo di Dragusin nei confronti di Hojlund all’interno dell’area di rigore è palese. Un intervento che meriterebbe ampiamente il calcio di rigore, con il difensore viola che impedisce nettamente all’attaccante di avanzare. Nonostante ciò, l’arbitro non ha ravvisato il fallo e il VAR non è intervenuto. Ci si interroga sull’utilità della tecnologia quando, di fronte a dinamiche così macroscopiche, si opta per il non intervento.
Questa situazione di grave scorrettezza mina la credibilità del sistema calcistico e penalizza oltremodo una squadra già in evidente difficoltà psicologica. Ma se la direzione arbitrale scatena la rabbia dei tifosi, un altro silenzio sta destando scalpore: quello della società. Dov’è Aurelio De Laurentiis? Di fronte a un torto di tale entità (non è la prima volta che accade), la tifoseria si aspetterebbe una presa di posizione decisa, una voce autorevole capace di farsi sentire nei vertici del calcio per difendere la squadra e gli investimenti effettuati. Il Napoli ha la necessità di migliorare il proprio gioco, ma la società ha l’assoluto obbligo di tutelare la dignità della maglia. Tacere di fronte allo scempio di Firenze equivale ad accettare passivamente decisioni inaccettabili.