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Napoli, la stagione malata: serve una svolta radicale

Il Napoli attraversa una crisi profonda, paragonata all’attacco della fillossera. La società deve intervenire radicalmente per salvare la stagione, eliminando gli alibi ai calciatori e operando un cambio di passo totale.
Napoli, la stagione malata: serve una svolta radicale Napoli, la stagione malata: serve una svolta radicale

La stagione del Napoli ha preso una piega preoccupante, paragonabile all’attacco della fillossera ai vigneti d’Europa nell’Ottocento. Questo male invisibile ha colpito le radici, scavando in silenzio mentre la produzione buona si ammalava alla base. Dal Centenario in poi, la squadra azzurra sembra aver scivolato in questa geologia malata, mostrando fragilità a livello societario, dei calciatori e dello staff tecnico.

In questa vulnerabilità si sono insinuati i parassiti della comunicazione, con manipolatori di certezze e araldi di presunte svolte. Il Napoli entra in campo in affanno, gravato da un’inerzia che lo porta a inseguire ombre, senza trasmettere serenità o la sensazione di essere presente. A ciò si aggiungono i troppi infortuni, che non possono essere giustificati dalla sfortuna, ma che richiedono un’analisi dei metodi di allenamento e della tensione nervosa di un gruppo logorato da un’idea di calcio non più attuale per l’allenatore.

Massimiliano Allegri ha provato a invertire la rotta, ma il Napoli rimane in balia delle partite. Anche quando la prestazione è corretta, come contro la Roma o l’Inter a Milano, la squadra viene inghiottita dalla mancanza di lucidità e dall’assenza di alternative valide. Affidarsi a quattordici calciatori per tre partite a settimana è stata una follia o un calcolo errato, una condanna. La squadra manca di conferme, i giocatori si impegnano ma arrivano sempre in ritardo nelle letture difensive e nel recupero delle seconde palle.

La panchina di Massimiliano Allegri è precaria, ma la società non può esimersi dalle proprie responsabilità. Per eliminare gli alibi ai calciatori, è necessaria un’azione decisa. C’è chi invoca la cessione societaria come se si trattasse di un oggetto di poco conto, dimenticando vent’anni di gestione. Passare dall’A16 alla Route66 rappresenta un upgrade notevole, ma serve presenza e lucidità.

È necessario equilibrio, ma soprattutto presenza. La società deve intervenire, essere fisicamente presente e salvare la stagione, anche a costo di rivoluzionarla radicalmente. L’amore per i colori impone il coraggio di un taglio netto, ammettendo che insistere su questa strada è masochismo collettivo. Un cambio di passo totale è inevitabile per restituire normalità e certezze alla piazza.

Continuare a proteggere l’equivoco non è prudenza, ma complicità con la rovina. La terra va sarchiata subito, le radici malate estirpate senza sconti. Se per ricominciare a respirare serve il trauma di un congedo, che avvenga ora, prima che della vigna non resti altro che cenere.

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