Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus, ha commentato ai microfoni di RadioRadio la recente sconfitta del Napoli contro i bianconeri, terminata 2-0.
Riguardo alla situazione post-partita allo Stadium, Moggi ha riferito di aver avuto contatti con l’ambiente azzurro: “Non è un ambiente molto allegro. Deve recuperare autostima. Ho parlato con giocatori, Allegri, col direttore, un po’ con tutti. Hanno tutti la voglia di far bene però mi sembrano giù di morale. Queste sconfitte pesano. Ieri sera dopo la partita ha fatto una grande sfuriata contro la squadra perché secondo lui non c’era quella cattiveria nell’affrontare l’avversario che lui desidera. E ieri sera dopo la partita ha chiuso le porte di una stanza e ha parlato con la squadra nel modo con cui deve parlare un allenatore. Sono uscito dall’albergo dov’è in ritiro la squadra, c’è un ambiente un po’ mosso ma anche per tutte le cose che possono capitare. Giocando con Lucca il Napoli ha giocato in inferiorità numerica. Un affare sbagliato da 35 milioni. In Serie B può giocare, ma in Serie A in una squadra competitiva no“.
Infine, l’ex dirigente ha espresso la sua opinione sulla crisi del Napoli: “L’allenatore ha incertezze complete. Ieri non è sceso in campo Højlund per influenza; De Bruyne alterna partite ottime a partite d’ombra; McTominay si dà da fare ma da solo. Il Napoli ora è un insieme di interrogativi e dovrebbe portare la squadra a pensare più al campionato che alla Champions. Gli infortuni sono troppi per pensare a entrambe le competizioni. Lucca? Se guardi gli ultimi due anni, meglio avere un altro attaccante; potrebbe anche dire la sua in B, a Pisa fece molto bene. In Serie A deve ancora manifestarsi. Possibilità di recuperare per il Napoli? I punti ora sono tanti. Magari con la Lazio hanno l’opportunità o di tornare in autostima, o avere problemi seri. De Bruyne? È di livello superiore, ma Allegri pretende qualcosa in più, è da prendere con le molle. Ci sono cose da chiarire. La diatriba tra De Bruyne e Conte è mitigata dal savoir-faire di Allegri, io la penso così