In questi primi giorni di lavoro di Allegri a Dimaro, sui social e non solo si leggono commenti assurdi nei confronti dell’ex allenatore azzurro.
Nel calcio moderno il tempo si è rimpicciolito, fagocitato da un hic et nunc (qui e ora) che cancella il passato prossimo con la velocità di un tweet. L’ultima dimostrazione di questa amnesia collettiva riguarda l’addio di mister Antonio Conte al Napoli.
“Conte ha lasciato solo macerie a Napoli”
Una separazione consumata non senza veleni, dichiarazioni taglienti e i soliti bilanci di fine rapporto. Sentire o leggere in queste ore che “Conte ha lasciato solo macerie a Napoli” non è solo un’esagerazione, ma un modo ridicolo, isterico e profondamente ingiusto di esprimere il proprio pensiero. Ma dov’è finita la memoria? Per capire l’enormità di questa sciocchezza, basta fare un piccolo passo indietro e ricordarsi dove si trovava il Napoli prima dell’arrivo del tecnico salentino. La squadra arrivava dal traumatico post-scudetto, una stagione fallimentare chiusa al decimo posto, senz’Europa, con lo spogliatoio spaccato, il valore della rosa svalutato e un ambiente depresso.
Il salentino ha costruito, altro che demolito
Conte non ha ereditato un meccanismo perfetto: ha ereditato, quella sì, una vera e propria maceria psicologica e tecnica. Accolto come un salvatore, ha vinto, in appena due anni, uno scudetto ed un Supercoppa italiana. Altro che macerie, Conte ha ricostruito e ha rigenerato giocatori che sembravano smarriti e destinati all’oblio. Ridurre tutto ad una campagna acquisti non proprio indovinata è una vergognosa mancanza di rispetto. Chi non firmerebbe per vincere uno scudetto e qualche coppa ogni due anni? Echi non accetterebbe anche le eventuali macerie? Che in questo caso nemmeno ci sono. Con la mentalità vincente, Conte ha costruito, altro che demolito.