“Si muore un po’ per poter vivere”. Ogni grande cambiamento impone una dose di dolore, con una parte di noi che scompare per far spazio al nuovo. Il calcio non fa eccezione. Ai tecnici con un glorioso passato, per rimanere al passo con i tempi, serve coraggio per evolvere senza snaturarsi.
Massimiliano Allegri, giunto a Napoli dopo due scudetti vinti negli ultimi quattro anni con filosofie differenti, si trova di fronte a un problema quasi culturale. La squadra ha già vinto, rendendo il cambiamento più complesso. Per questo motivo non è arrivato Vincenzo Italiano, che proponeva un calcio offensivo, dinamico e verticale, basato su intensità e dominio del gioco. Aurelio De Laurentiis ha preferito consolidare, anche per via di operazioni di mercato non andate a buon fine e della difficoltà nel monetizzare alcuni calciatori. L’unica cessione, quella di Gutierrez al Bayer Leverkusen per 30 milioni, ha portato fondi. Così è arrivato Allegri, il cui curriculum, con trofei nazionali e due finali di Champions League (entrambe perse), ha convinto il patron. De Laurentiis ha anche ricordato come l’avvicendamento tra Conte e Allegri alla Juventus si rivelò positivo.
L’obiettivo del Napoli è chiaro: non stravolgere quanto ha funzionato, ma consolidarlo aggiungendo qualcosa. Allegri stesso, in fase di presentazione, aveva indicato la possibilità di giocare con più sistemi, puntando ad arrivare a marzo in tutte le competizioni. Le prime uscite stagionali, tuttavia, non sono state del tutto convincenti, sollevando interrogativi sul coraggio necessario per “morire un po’ per poter vivere” e rendere il Napoli meno prevedibile, superando un gioco che appare per certi versi datato.
Il calcio moderno richiede prontezza di pensiero e movimento anticipato, non necessariamente maggiore corsa. In questo senso, l’Allegri visto finora a Napoli ricorda Alberto Sordi nel film “Un eroe dei nostri tempi”, ossessionato dalla prudenza e dalla necessità di sentirsi al sicuro. Un tecnico che, per paura del pericolo, finisce per mettersi nei guai.
Per questo motivo, il Napoli necessita di Tina Pica, nel ruolo di Clotilde, la zia scaltra e anticipatrice dei tempi, capace di fornire consigli illuminanti per arginare la paura. Serve qualcuno in grado di pensare a soluzioni che la prudenza impedisce di immaginare. Allegri, pur non essendo Sordi o Menichetti, deve dimostrare audacia nel sorprendere, non solo con moduli o formazioni, ma con il modo di giocare. Il Napoli può essere solido, equilibrato e gestire il gioco, ma per fare un passo avanti deve anche avere la sfrontatezza di prendere l’iniziativa.
Contro il Bologna e nel primo tempo con la Fiorentina si sono visti sprazzi di questo approccio, ma poi è prevalsa la