Si discute frequentemente dell’aspetto mentale nel Napoli, ma è necessario approfondire alcuni concetti. L’analisi di Napoli-Roma è stata curata da Nicola Bonfiglio, Mental Coach Specializzato in Sport Coaching e Top Performance.
Il copione è ormai ben noto a chi segue le partite del Napoli. Lo si è osservato contro l’Inter, in Europa contro il Bodo, e si è ripetuto contro la Roma. La squadra partenopea si porta in vantaggio, controlla il gioco e domina il campo. Successivamente, subisce una rete e l’inerzia della partita cambia radicalmente. Si assiste allo stesso schema tattico, spesso con gli stessi giocatori e sullo stesso terreno di gioco, ma la squadra che prima volava sull’entusiasmo si spegne, mostrando timore e trovandosi costretta a inseguire.
L’aspetto mentale: un chiarimento necessario
Nel dibattito post-partita, sia in televisione che alla radio, emergono frasi fatte come “Il Napoli ha avuto un calo mentale”, “È mancata la cattiveria”, o “È mancato il carattere per chiudere la partita”. La realtà è che molti opinionisti televisivi utilizzano il termine “mentale” come una comoda giustificazione quando l’analisi tattica non offre spiegazioni sufficienti. Nel calcio professionistico, tuttavia, non si tratta di magia o di timori inspiegabili, bensì di neurobiologia, gestione dell’energia nervosa e costruzione di automatismi attraverso l’allenamento.
Le ragioni delle svolte improvvise
Quando una partita subisce una svolta improvvisa, come accaduto a San Siro contro l’Inter, in Europa o contro la Roma, la percezione della gara cambia completamente:
Dopo aver subito un gol: si verifica un contraccolpo emotivo immediato. Se non si è preparati a resettare rapidamente, si rischia di incassare un’altra rete nei minuti successivi, disorientati dall’inerzia e dall’entusiasmo avversario.
Dopo aver segnato un gol: il rischio opposto è un abbassamento della guardia inconsapevole, con una perdita della cattiveria agonistica e dell’aggressività precedentemente mostrate.
Non è una coincidenza che partite con dinamiche simili si ripetano. Non si tratta di sfortuna, ma di una reazione automatica del corpo e della mente a un evento significativo che, se non gestito correttamente, può sopraffare la squadra.
Allenare la gestione dell’imprevisto
Chi opera quotidianamente sul campo sa che la concentrazione e la leadership non si costruiscono con una semplice riunione motivazionale la domenica mattina. Quando un problema si presenta in modo sistemico, deve essere affrontato con un lavoro settimanale mirato.
L’allenamento di questa competenza si traduce in esercizi specifici sul terreno di gioco:
Situazioni di “Chaos Control” nelle partitelle: durante le sedute, si possono introdurre interruzioni improvvise e deliberate (ad esempio, un fischio inaspettato che assegna un gol virtuale a favore o contro, o l’inversione improvvisa delle regole di punteggio). In quel momento, la squadra deve attuare un protocollo di riallineamento verbale e visivo per annullare lo stress emotivo, riorganizzare le marcature e riprendere il possesso palla senza farsi travolgere dalla frenesia.
Ancoraggio dei micro-obiettivi sotto pressione: si allena la squadra a comunicare con codici verbali rapidi e prestabiliti non appena il punteggio cambia. Invece di farsi sopraffare dalla frustrazione di un errore o di un gol subito, si impara a focalizzarsi immediatamente sul compito tattico immediato (la prima linea di pressione, la densità centrale), prevenendo il caos o l’eccessiva sicurezza.
Oltre le scuse, verso la maturità
Ripetere gli stessi blackout non significa essere “deboli”, ma evidenzia la necessità per una squadra di vertice di gestire scientificamente questi momenti cruciali della gara con un metodo rigoroso.
La tattica porta nella metà campo avversaria, la tecnica permette di segnare, ma è la gestione della tensione che trasforma una buona squadra in una squadra vincente. È tempo di abbandonare i luoghi comuni televisivi e integrare la gestione degli stati d’animo nella programmazione settimanale. Solo in questo modo si potrà evitare che il copione si ripeta ancora.