Il Napoli si presenta senza punti e senza anima, privo della necessaria voglia di soffrire e lottare. Questo atteggiamento non porta da nessuna parte, nemmeno di fronte ad un avversario come Alajbegovic in procinto di calciare. Il problema non è Marianucci, ma il sintomo di una malattia più profonda: il Napoli non è una squadra. Ogni singolo giocatore rende al di sotto delle proprie capacità, segno che la scintilla non è mai scattata. Siamo ormai a novembre e la sinfonia d’autunno del Napoli è una musica stonata, quasi lugubre, specialmente se si considera il percorso della squadra.
Antonio Corbo, intervenendo su Repubblica Napoli, focalizza le critiche sulla società e su De Laurentiis, pur riconoscendo che anche l’allenatore figura tra i colpevoli.
Corbo sottolinea come, con un bilancio compromesso da 23 acquisti sbagliati in due anni e una condizione fisica che ha portato a 43 infortuni, si sia verificata una doppia omissione: una fuga dal mercato per ragioni non chiare e l’assenza di colpi di ingegno, fortuna o azzardo. A condizioni di mercato favorevoli, si sarebbe potuto fare molto di più. Durante l’estate, ancora immerso nella suggestione del Centenario, il Napoli ha discusso di tutto tranne che di calcio: litigi con la politica, progetti di stadi astratti e utopici, piuttosto che affrontare l’anzianità della rosa, la più stagionata d’Italia, e la condizione di giocatori stremati, disillusi e desiderosi di partire dopo aver raggiunto il secondo posto.
Le responsabilità della società sono state definite gravi e determinanti. Questo include anche la scelta di Allegri, vista come una soluzione conservativa affidata a un tecnico di grande esperienza ma forse appagato, al punto da non richiedere garanzie sul fronte degli infortuni e del mercato.