La nuova stagione del Napoli si avvicina e si guarda a quello che potrebbe essere l’assetto con Massimiliano Allegri in panchina. Il tecnico livornese è noto per le sue idee ben definite, sia nella gestione del gruppo che nelle convinzioni tattiche. Questi aspetti sono stati determinanti nella scelta di De Laurentiis, con l’obiettivo di valorizzare la rosa e superare le fatiche accumulate negli ultimi due anni dai giocatori, sia fisicamente che mentalmente. In questo momento, con il Mondiale in corso e un mercato ricco di voci, le analisi sono ancora preliminari, ma si possono delineare le aspettative per il nuovo Napoli targato Allegri.
Il calcio di Allegri si presenta spesso con concetti semplici, ma le sue radici tattiche sono complesse. Nonostante l’apparente semplicità comunicativa verso i giocatori e nelle conferenze stampa, il suo staff è composto da professionisti che analizzano a fondo le dinamiche del gioco. Figure come il match analyst, il data analyst, l’allenatore in seconda e il tattico contribuiscono a definire il suo stile. Il calcio di Allegri è il risultato di analisi approfondite che spesso fotografano perfettamente quanto accade sul terreno di gioco.
Per comprendere il gioco di Allegri e l’importanza dell’equilibrio, è utile richiamare il diagramma di Voronoi, ideato dal matematico Georgy Voronoy. Questo strumento, utilizzato in vari campi scientifici, viene applicato nel calcio per stimare quale porzione di campo sia controllata da ciascun giocatore in base alla sua posizione istantanea. L’obiettivo è tradurre questa analisi in indicazioni tattiche precise. Un diagramma statico, basato sui giocatori che potrebbero far parte del nuovo progetto del Napoli, può illustrare le possibili consegne di Allegri.
Una cella di Voronoi ampia, come quella ipotizzata per Neres, indica uno spazio libero attorno al giocatore, suggerendo la necessità di occupare bene quel settore, magari in situazioni di 1 contro 1, o che la squadra debba allargarsi. Al contrario, celle ristrette, come quelle di Lobotka e Vergara, indicano la necessità di vicinanza tra i giocatori per favorire il pressing, aumentare la densità difensiva e gestire razionalmente gli spazi. Nel caso di Alisson, una cella più stretta e lunga rispetto a quella di Neres potrebbe implicare un compito di maggiore ampiezza, con l’obiettivo di arrivare sul fondo per crossare o effettuare tagli. A Neres, invece, potrebbe essere richiesto di accentrarsi per avvicinarsi a Hojlund. La conformazione della cella di Rrahmani, più ampia e proiettata verso il centrocampo rispetto a quella di Buongiorno, potrebbe riflettere la maggiore abilità del primo nell’impostazione e nell’uscita palla al piede. La cella di McTominay, allungata e con un vertice pronunciato verso destra, suggerisce licenze di incursione grazie alle sue doti di inserimento e finalizzazione. Per quanto riguarda il portiere, la visione classica di Allegri potrebbe portare a una rivalutazione di un profilo come Meret, con una zona d’azione circoscritta all’area di rigore.
L’analisi con il diagramma di Voronoi, sebbene presentata qui in modo statico, viene confrontata con i dati post-partita. Le società professionistiche calcolano questo diagramma migliaia di volte durante un match, utilizzando dati GPS e sistemi di tracking per analizzare l’ampiezza offensiva, la compattezza difensiva, l’efficacia del pressing e le linee di passaggio. Questo approccio teorico fornisce un’idea chiara di cosa aspettarsi dal Napoli di Max Allegri.
Ci si attende una squadra ordinata, equilibrata e organizzata, con una forte propensione alle letture difensive preventive e un probabile blocco medio-basso. In fase di possesso, il Napoli dovrebbe caratterizzarsi per un possesso palla meno prolungato, privilegiando la ricerca immediata della verticalità e la transizione offensiva rapida. Le licenze offensive saranno calibrate sui giocatori più estrosi, sfruttando al meglio le loro doti tecniche e inventive, in linea con la filosofia di Allegri, che ha sempre concesso libertà ai giocatori di qualità per esprimersi al meglio, pur con qualche esperimento non riuscito in passato, come nel caso di Leao. Il nuovo Napoli potrebbe quindi sorprendere gli osservatori.