Rasmus Hojlund ha condiviso le sue riflessioni sul rapporto con l’allenatore con un pubblico speciale: otto bambini. In un’intervista pubblicata sui canali ufficiali della Federazione danese (DBU), l’attaccante del Napoli ha offerto una risposta matura a una domanda sulla sensazione di stare in panchina mentre la squadra è in svantaggio, quasi una lezione di vita da spogliatoio.
Alla domanda su cosa si prova a stare in panchina senza poter intervenire quando la squadra sta perdendo, Hojlund ha dichiarato: “È una sensazione fastidiosa, non credo ci siano calciatori che vogliano sedersi in panchina. Ma in campo ci vanno solo undici giocatori, e non è una decisione personale: c’è un allenatore che decide se giochi o no. Se sei in panchina non puoi semplicemente andare a toccargli la spalla e dirgli ‘perché non sono in campo?’. Devi sperare di avere una forte influenza su di lui e che ti guardi con fiducia. Puoi essere bravissimo in allenamento e mostrare il meglio di te: tra i calciatori e l’allenatore deve esserci rispetto, perché è lui che decide, è lui che ha un ruolo cruciale. E se ti senti trattato ingiustamente, va bene andare a chiedergli una spiegazione.”
Queste parole potrebbero risuonare con la situazione attuale di Allegri, un tecnico che gestisce le rotazioni e invita alla pazienza. Con una rosa ampia da gestire tra cambi e alternanze, la panchina è un’esperienza che prima o poi tocca a tutti.
Riguardo al suo temperamento in campo, Hojlund ha ammesso: “Sto cercando di calmarmi un po’, perché ho un grande temperamento quando gioco. A volte può trasformarsi in qualcosa di positivo, perché magari mi dà punti extra dal punto di vista fisico. Altrimenti faccio un respiro profondo e trovo la pace.” Ha anche aggiunto che un po’ di nervosismo prima di una partita è normale e utile per la preparazione.
Interrogato sugli stadi più belli, Hojlund ha menzionato Old Trafford e lo stadio Maradona, oltre a San Siro e all’impianto del Bayern Monaco. Alla domanda su quale club preferisca, la sua risposta è stata immediata: “Napoli!“ Il suo più grande idolo è Cristiano Ronaldo, per la sua mentalità. Ha anche ricordato Palmer come il giocatore più difficile da affrontare, nonostante l’ammirazione per Ronaldo. Tra le maglie ricevute, ha citato quelle di Ronaldo, Toni Kroos e Luka Modric.
Confrontando gli allenamenti con il Napoli e la Danimarca, Hojlund ha evidenziato la barriera linguistica in Italia e il caldo intenso, oltre alle differenze tattiche. Ha infine rivelato che, se non fosse diventato un calciatore, avrebbe probabilmente seguito le orme del padre come muratore.