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Allegri, la retorica non basta: Napoli in crisi

La guida tecnica del Napoli, Massimiliano Allegri, dimostra limiti evidenti. Nonostante i problemi della squadra, la retorica dell’allenatore non basta più a giustificare le prestazioni negative.
Allegri, la retorica non basta: Napoli in crisi Allegri, la retorica non basta: Napoli in crisi

Nonostante i limiti intrinseci della rosa, la guida tecnica sta dimostrando di non essere all’altezza. Si rimpiange persino un allenatore offensivo come Vincenzo Italiano, che sembra aver trovato la sua dimensione al Besiktas. La scelta di Massimiliano Allegri è apparsa fin da subito una decisione tecnicamente discutibile, con la speranza che la sua esperienza potesse risolvere i problemi emergenti. Purtroppo, i risultati attuali confermano che, almeno per il momento, questa speranza non si è concretizzata.

Il Napoli sta vivendo una partenza di campionato disastrosa, la peggiore dal 2009 sotto la guida di Donadoni, che raccolse 7 punti in 7 giornate prima di essere esonerato. Le 5 sconfitte in 9 partite in tutte le competizioni non si vedevano dall’annata di Serie B 2001/2002. Questo significa che il club non registrava un rendimento così scarso da 17 e 25 anni, rispettivamente. Nonostante ciò, Allegri, nel post-partita di sabato, ha puntato il dito sui 29 tiri e il rigore sbagliato. Tuttavia, chi ha assistito all’incontro ha potuto constatare che, escludendo il penalty, il Napoli non ha creato occasioni significative per vincere prima dell’ottantesimo minuto. Inoltre, la sconfitta è arrivata contro una squadra ultima in classifica a 0 punti.

Allegri, forte del suo oneroso contratto, sembra sentirsi intoccabile. Afferma di poter trovare soluzioni unicamente attraverso il lavoro, ma è evidente che questa retorica non sia più sufficiente. Il Napoli presenta statistiche offensive estremamente negative, senza riuscire a compensare con una fase difensiva solida. In sintesi, la squadra non sa attaccare e non sa difendere. Le responsabilità in questo scenario non possono ricadere esclusivamente sui giocatori.

L’idea che Allegri fosse un allenatore superato era già diffusa da tempo. De Laurentiis forse sperava in un ritorno di Conte, ma la differenza fondamentale risiede nella determinazione di quest’ultimo, sempre alla ricerca del massimo risultato. Persino Conte, l’anno scorso, ha tentato di proporre variazioni al suo stile di gioco abituale. Allegri, invece, appare ancorato alle sue convinzioni, trasformatesi in un mantra sterile, senza cercare di evolversi.

La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che Allegri, grazie al suo stipendio elevato, si sentirebbe garantito anche in caso di esonero. Inoltre, la rosa degli allenatori liberi e alla portata economica del Napoli è limitata, con nomi come Thiago Motta o Montella come possibili opzioni, mentre altri come Slot, Deschamps o Nagelsmann sembrano irraggiungibili. Per qualsiasi altro tecnico, la sconfitta di sabato sarebbe stata fatale. Allegri, invece, può permettersi di presentarsi serenamente davanti alle telecamere anche dopo una sconfitta a Venezia, un campo dove il Napoli non perdeva dal 1949.

Analogamente, per altri allenatori, la partita contro il Bodo/Glimt sarebbe stata decisiva per evitare l’esonero. Il problema è che, probabilmente, anche senza un risultato positivo in Champions League martedì, Allegri potrebbe rimanere al suo posto. Si è giunti a un punto in cui non si sa se sia più saggio sperare in una ripresa con l’attuale tecnico o attendere che i risultati negativi portino a un esonero. Indubbiamente, la scelta dell’allenatore da parte del Napoli si è rivelata errata fin dall’inizio, ma forse la visione di chi ha preso questa decisione era limitata. A meno che l’intenzione iniziale non fosse quella di una stagione di transizione, nel qual caso non resterebbe che arrendersi.

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