Il Napoli di Massimiliano Allegri sta affrontando una fase difensiva problematica, come evidenziato dai 14 gol subiti nelle prime dieci uscite stagionali. Questo dato rappresenta un’anomalia per un tecnico noto per la sua capacità di costruire squadre solide e difficili da battere.
Il computo delle reti incassate include le prime sette partite di Serie A e tre incontri di Champions League. Per riscontrare un inizio di stagione con un numero simile di gol al passivo, bisogna tornare alla stagione 2008/09, quando Allegri guidava il Cagliari nel suo primo anno nella massima divisione.
A distanza di diciotto anni, il tecnico si trova nuovamente a dover lavorare sulla solidità difensiva della sua squadra. Attualmente alla guida del Napoli, dispone di un reparto offensivo di valore ma non ha ancora trovato un equilibrio difensivo soddisfacente.
L’avvio di stagione degli azzurri mostra un netto divario tra la loro efficacia in attacco e la vulnerabilità difensiva. Come riportato dal Corriere dello Sport, il Napoli crea occasioni e segna, ma consente agli avversari di realizzare un numero di reti superiore a quanto ci si aspetterebbe da una squadra allenata da Allegri.
La media è di 1,4 gol subiti a partita, considerando le dieci gare giocate tra campionato e coppa europea. Questo dato non è imputabile esclusivamente alle prestazioni dei portieri Alex Meret e Vanja Milinkovic-Savic.
Sebbene alcuni gol siano scaturiti da errori individuali, le difficoltà sembrano coinvolgere l’intera organizzazione del collettivo. La protezione del pacchetto arretrato, la gestione delle transizioni e il mantenimento delle distanze tra i reparti sono aspetti su cui il tecnico dovrà concentrarsi. Per Allegri, la solidità difensiva dipende dal comportamento di tutti i giocatori nelle varie fasi di gioco.
Il paragone storico riporta all’esordio di Allegri in Serie A. Nella stagione 2008/09, alla guida del Cagliari, l’allenatore aveva subito 14 reti nelle prime dieci partite, un dato identico a quello attuale con il Napoli.
All’epoca, il tecnico era reduce dall’esperienza al Sassuolo in Serie C e stava affrontando la sua prima stagione nella massima categoria. Il lavoro sulla struttura della squadra era ancora in fase di embrionale, così come il suo percorso professionale. Già nel campionato successivo, sempre con il Cagliari, il numero di reti subite dopo dieci incontri si era ridotto a 13, anticipando il suo passaggio al Milan e l’inizio di un periodo ricco di successi.
Il dato attuale assume quindi un rilievo particolare: Allegri è tornato ai numeri difensivi della sua prima esperienza in Serie A, nonostante il bagaglio di esperienza accumulato negli anni.
Il confronto con le stagioni precedenti evidenzia come l’avvio del Napoli rappresenti un’eccezione nel percorso del tecnico. Durante la sua prima esperienza al Milan, Allegri aveva progressivamente consolidato una difesa affidabile. Nella stagione dello scudetto 2010/11, i rossoneri avevano incassato soltanto otto reti nelle prime dieci partite. Nel 2011/12 il dato era salito a undici, mentre nelle due annate successive si era attestato a dodici.
Con il passaggio alla Juventus, la solidità difensiva era diventata ancora più marcata. Il periodo bianconero mostra una differenza sostanziale rispetto all’attuale Napoli: in tre stagioni del primo ciclo, Allegri aveva subito appena cinque reti dopo dieci incontri. Anche nella seconda esperienza alla Juventus, il rendimento difensivo era rimasto nettamente migliore rispetto a quello attuale.
Il dato diventa ancora più significativo considerando l’esperienza più recente di Allegri. Nella stagione precedente, sulla panchina del Milan, la sua squadra aveva subito appena sei gol nelle prime dieci partite, una differenza di otto reti rispetto all’avvio del Napoli.
Questo confronto dimostra quanto la fase difensiva sia rimasta centrale nell’organizzazione delle sue formazioni, anche dopo molti anni di carriera. Allegri ha spesso plasmato squadre capaci di adattarsi agli avversari, mantenendo un equilibrio tra la ricerca del risultato e la necessità di limitare le occasioni concesse. Con il Napoli, almeno in questa fase iniziale, tale equilibrio non è stato ancora raggiunto.
La squadra esprime un potenziale offensivo notevole, ma fatica a mantenere il vantaggio e a gestire le situazioni di pressione. Un esempio delle attuali contraddizioni si è visto nella partita di Champions League contro il Bodø/Glimt.
Il Napoli ha ottenuto la vittoria per 4-3, mostrando una notevole capacità realizzativa ma concedendo tre reti agli avversari. La formazione azzurra ha dovuto fronteggiare momenti difficili nonostante i vantaggi accumulati. La partita ha messo in luce la forza del reparto offensivo, capace di segnare quattro gol, ma anche la difficoltà nel mantenere il controllo quando gli avversari hanno reagito.
Per Allegri, il problema non riguarda solo il numero di occasioni concesse, ma soprattutto la capacità di gestire i diversi momenti della gara. Una squadra che ambisce a competere ad alti livelli deve saper mantenere l’ordine anche in vantaggio.
Il successo europeo ha portato fiducia e punti, ma non ha risolto le criticità della fase difensiva. Le 14 reti subite sono state distribuite tra le partite disputate con Meret e Milinkovic-Savic tra i pali. Il rendimento dei due portieri è parte dell’analisi, ma attribuire loro l’intera responsabilità sarebbe riduttivo.
Le difficoltà del Napoli riguardano principalmente la tenuta collettiva, a partire dal contributo di centrocampisti e attaccanti nella fase di non possesso. Quando una squadra perde compattezza, anche i difensori si trovano esposti a situazioni più complesse, con maggiori spazi tra i reparti e maggiori opportunità per gli avversari di attaccare la profondità o concludere a rete.
Per questo motivo, il lavoro di Allegri dovrà coinvolgere tutti i giocatori, con l’obiettivo di migliorare le distanze, la gestione delle seconde palle e la capacità di rallentare le ripartenze avversarie. La priorità dello staff tecnico è riportare il Napoli a un livello di affidabilità più vicino agli standard delle precedenti squadre di Allegri.
Ciò non significa necessariamente rinunciare alla qualità offensiva. La sfida sarà trovare un equilibrio che consenta agli azzurri di continuare a segnare senza concedere altrettanto facilmente occasioni agli avversari. Il tecnico dovrà lavorare sull’organizzazione difensiva e sulla gestione dei momenti in cui la squadra perde il possesso.
Un altro aspetto cruciale sarà la capacità di proteggere il risultato, evitando di trasformare ogni partita in un confronto aperto. Le caratteristiche della rosa offrono diverse soluzioni, ma sarà necessario individuare un assetto che garantisca maggiore continuità. Il Napoli ha dimostrato di poter essere pericoloso in attacco; ora deve costruire una struttura più solida quando non ha il pallone.