L’intervista di Aurelio De Laurentiis a Radio Kiss Kiss, partner del Napoli calcio, può essere riassunta con la frase latina “hic manebimus optime”, che significa “Qui staremo benissimo”. Il presidente ha affermato con decisione: “Voglio continuare a divertirmi con il Napoli”. Il Napoli è una vera e propria invenzione di De Laurentiis, almeno nella sua forma attuale. Rappresenta il suo giocattolo personale, attraverso cui esprime la sua forte personalità e il desiderio imprenditoriale di vedere crescere la sua azienda, realizzando anche profitti. L’essere sempre al centro dell’attenzione e la soddisfazione di primeggiare sono elementi chiave, obiettivi raggiunti avendo preso in mano una società fallita e portandola ai vertici del calcio nazionale con una presenza quasi costante nelle competizioni europee. Negli ultimi cinque anni, il club ha conquistato due scudetti, un secondo posto, un terzo posto e una supercoppa. Questo è indubbiamente un grande successo.
Per De Laurentiis, cedere il Napoli significherebbe chiudere un capitolo vitale e glorioso della sua esistenza. Non ci sono motivi per farlo, a meno di offerte irrinunciabili, come un miliardo di euro da un magnate arabo o americano. Le offerte ricevute, a suo dire, rispecchiano il valore reale della sua creazione, portando il presidente a rifiutare e a dichiarare la volontà di continuare a divertirsi. Una risposta che, da parte di un uomo considerato ruvido e a tratti urticante, suscita una sensazione di tenerezza. Nonostante il suo temperamento spigoloso e un egocentrismo marcato, questa volta il calcolo imprenditoriale ha lasciato spazio a una pulsione sentimentale. L’amore per la sua creatura, che gli garantisce ancora oggi emozioni intense e lo pone in primo piano, ha prevalso.
La rinuncia alla guida del Napoli, per chi come lui e chi scrive non è più giovanissimo, equivarrebbe a entrare in un tunnel di ricordi e rimpianti. Sarebbe difficile immaginare nuove avventure imprenditoriali altrettanto emozionanti. Sostanzialmente, se De Laurentiis vendesse il Napoli, dovrebbe rassegnarsi alla noia della pensione. Un uomo della sua vitalità, intelligenza e intuito non può accettare l’idea di ritirarsi. Pertanto, la sua scelta di rimanere è, a mio avviso, quella giusta. E, aggiungo, questa decisione va anche nell’interesse del Napoli stesso, ma su questo punto non mi soffermo ulteriormente.
In sintesi, alla base delle scelte del presidente non vi è un fattore economico o una valutazione puramente imprenditoriale, ma il desiderio di continuare a divertirsi con il giocattolo che ha costruito. Questo suscita una forte simpatia. È vero, ha menzionato la possibilità di considerare la vendita tra 2, 3 o 5 anni, ma si tratta semplicemente di un modo per guadagnare tempo. Sono certo che anche tra 5 anni il presidente non venderà il Napoli. I contabili potrebbero ritenere sbagliata questa scelta, sostenendo che questo sia il momento giusto per vendere. Tuttavia, molte decisioni vengono prese con il cuore, non solo con statistiche e valutazioni di mercato. I ragionieri, infatti, spesso ignorano la psicologia.