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Napoli, il coraggio di un progetto: la lezione del passato per il futuro

Il Napoli del 2023 vinse uno Scudetto grazie a un coraggioso smantellamento della vecchia guardia e all’arrivo di talenti emergenti. Una lezione per il presente e per il nuovo DS Giovanni Manna.
Napoli, il coraggio di un progetto: la lezione del passato per il futuro Napoli, il coraggio di un progetto: la lezione del passato per il futuro

Mentre i tifosi del Napoli manifestano i primi timori riguardo la forza della rosa attuale, si ricorda come, solo pochi anni or sono, la dirigenza del club abbia dimostrato una visione chiara nella costruzione di un progetto vincente.

Il Napoli Campione d’Italia 2023 nacque da una scelta di audacia calcistica, una vera e propria rivoluzione estiva che, sebbene all’epoca accolta con scetticismo e proteste da parte di alcuni settori della tifoseria, oggi rappresenta un esempio di gestione sportiva. Nell’estate del 2022, il presidente Aurelio De Laurentiis e l’allora Direttore Sportivo Cristiano Giuntoli presero una decisione drastica: cedere contemporaneamente giocatori fondamentali per l’equilibrio emotivo e tecnico dello spogliatoio. Tra questi figuravano Dries Mertens, miglior marcatore nella storia del club, Lorenzo Insigne, capitano e simbolo di napoletanità, Kalidou Koulibaly, baluardo difensivo, Fabian Ruiz e il portiere David Ospina. Un ciclo non si era semplicemente concluso, ma era stato deliberatamente e coraggiosamente smantellato.

Al posto di questi pilastri, arrivarono giocatori in gran parte sconosciuti, selezionati grazie a un’attenta analisi e a strategie di scouting avanzate. Tra questi emersero il sudcoreano Kim Min-jae, prelevato dal Fenerbahçe, e il talento georgiano Khvicha Kvaratskhelia, proveniente dal campionato nazionale. Furono affiancati da giovani ambiziosi come Giacomo Raspadori e Giovanni Simeone. Il frutto di tale audacia? Uno Scudetto conquistato con un dominio netto dall’inizio alla fine, assicurato già a febbraio, accompagnato da un gioco spettacolare che incantò l’Europa. In Champions League, la squadra raggiunse i quarti di finale, venendo eliminata dal Milan anche a causa di decisioni arbitrali contestate. Il tutto, mantenendo una sostenibilità finanziaria esemplare.

Quel Napoli trionfò grazie alla capacità di rinunciare a giocatori che, verosimilmente, avevano dato il loro massimo contributo. La società dimostrò di non cadere nella trappola della gratitudine, che va manifestata in modi diversi, non necessariamente prolungando l’impiego in campo. Questa è la riflessione che dovrebbe guidare l’operato attuale di Giovanni Manna. Quando un ciclo giunge al termine, un tentativo di rivitalizzarlo potrebbe avere successo una sola volta, come accaduto con l’inserimento di giocatori funzionali che hanno dato nuovo slancio alla squadra, quali Scott McTominay, David Neres e Romelu Lukaku. Tuttavia, insistere o aggrapparsi a figure logorate fisicamente e mentalmente rappresenta un rischio concreto. Il calcio contemporaneo richiede idee chiare sui giovani talenti, un’attività di scouting internazionale capillare e il coraggio di puntare su profili futuribili piuttosto che su nomi già affermati ma potenzialmente saturi.

Giovanni Manna, formatosi nella scuola Juventus Next Gen, possiede nel suo background la cultura del talento emergente. La domanda sorge spontanea: perché non proporre giovani? Ora ha l’opportunità di dimostrarlo. Il Direttore Sportivo azzurro merita riconoscimento per il lavoro svolto, in sinergia con Antonio Conte, ma anche per lui vale il principio della gratitudine: è il momento di far emergere il suo valore, seguendo le orme di chi lo ha preceduto, come Bigon e Giuntoli

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