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De Laurentiis: “Passione non basta, serve valore. Il calcio deve cambiare”

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha parlato a Roma dell’importanza di creare valore oltre la passione. Ha proposto di accorciare o eliminare l’intervallo e ha criticato la Lega Serie A.
De Laurentiis: "Passione non basta, serve valore. Il calcio deve cambiare" De Laurentiis: "Passione non basta, serve valore. Il calcio deve cambiare"

“La passione può riempire uno stadio anche in Serie C”. Ma non è sufficiente. De Laurentiis, presidente del Napoli e di Filmauro, ha ripercorso vent’anni di gestione del club partenopeo, dal fallimento fino ai recenti scudetti. Il suo intervento si è tenuto a Roma, presso l’Hotel Parco dei Principi, in occasione di un incontro del TEHA Club, un’iniziativa di The European House – Ambrosetti rivolta a imprenditori e manager di alto livello. L’incontro, intitolato “Cinema e calcio: la fine del monopolio dell’attenzione”, ha toccato diversi temi: oltre al fondamentale ruolo dei tifosi, sono stati analizzati gli stadi, il confronto tra la Lega Serie A e le leghe sportive americane, la trasformazione dei club in media company e la necessità di rivedere le regole del gioco, come ad esempio la durata dell’intervallo: “Perché non possiamo discutere se accorciarlo, o perfino eliminarlo?”.

De Laurentiis ha spiegato che, al momento dell’acquisizione del Napoli, non c’era bisogno di infondere l’amore per la squadra nei tifosi. La vera sfida era comprendere le ragioni del fallimento di una società con un seguito così ampio e garantire che un simile evento non si ripetesse. Partendo dalla Serie C1, il club è risalito fino alla Serie A nel 2007, per poi affermarsi costantemente nelle competizioni europee, inclusa la Champions League, culminando con la conquista degli scudetti nel 2023 e nel 2025.

“Quella passione non l’ho creata io”, ha sottolineato il presidente. “Il mio compito era costruirci intorno un’impresa capace di durare. Perché la passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore. E qui il cinema mi è stato molto utile”.

Il presidente ha ammesso di aver avuto conoscenze limitate del mondo del calcio all’inizio. Tuttavia, la sua esperienza nel cinema gli aveva insegnato a selezionare le persone giuste, a combinare diverse competenze e a gestire gli investimenti. “Un film che costa cento milioni non è necessariamente migliore di un film che ne costa dieci. E un calciatore che costa cento milioni non è necessariamente dieci volte più bravo di uno che costa dieci”, ha affermato.

Trovare il talento e avere il coraggio di prendere decisioni, anche impopolari, sono aspetti cruciali. “Se un imprenditore aspetta che tutti siano d’accordo con lui, probabilmente è già troppo tardi”. Nel corso dei vent’anni, sono inevitabilmente avvenuti errori, sia nella scelta di calciatori, allenatori e dirigenti, sia negli investimenti. La solidità di una società permette di correggere tali errori, mentre una struttura fragile rischia di esserne compromessa.

De Laurentiis ha evidenziato come nel calcio italiano si discuta spesso delle spese dei presidenti, ma raramente di ciò che viene costruito: l’organizzazione, le competenze, i ricavi e il patrimonio. “Perché spendere è molto facile. Creare valore è molto più difficile”, ha concluso questo punto.

Il discorso si è poi esteso al pubblico, che oggi dispone di innumerevoli alternative di intrattenimento. “Quando produco un film non competo soltanto con gli altri film. Competo con Netflix, con una serie TV, con un videogioco, con TikTok, con Instagram, con YouTube. Competo con un ragazzo che dalla propria camera produce un video di trenta secondi e raggiunge milioni di persone. E quando gioca il Napoli succede esattamente la stessa cosa. Sul campo dobbiamo battere l’Inter, la Juventus, il Milan. Ma per conquistare l’attenzione di un ragazzo di quindici anni competiamo anche con YouTube”.

Ha proseguito spiegando che un giovane può dedicare ore a un videogioco o a una serie TV, seguendo un creator per anni. “Quindi l’attenzione esiste. Semplicemente non abbiamo più il diritto di pretenderla. Dobbiamo conquistarla”. Ha osservato come le nuove generazioni possano conoscere un calciatore tramite un videogioco, vederne un gol su YouTube, seguirlo sui social e solo in seguito interessarsi alla partita vera e propria, invertendo il percorso tradizionale.

Riguardo al cinema, De Laurentiis ha descritto una Hollywood in difficoltà, con le aziende tecnologiche che hanno invaso produzione e distribuzione. Ha posto la domanda: “Se queste scelte le lascio tutte a chi possiede la piattaforma, del mio mestiere che cosa rimane?”.

Il presidente ha sottolineato come gli americani abbiano compreso da tempo che lo sport professionistico non è solo competizione, ma anche spettacolo e intrattenimento. “Questo non diminuisce lo sport. Lo rende più forte”. Ha citato l’esempio delle franchigie americane, che costruiscono un’organizzazione destinata a durare nel tempo, sviluppando il brand, il rapporto con la città, il merchandising, i contenuti, l’hospitality e le relazioni commerciali.

Gli stadi americani, molti dei quali definiti straordinari, sono parte integrante dello spettacolo. “Lo stadio è parte dello spettacolo. Deve essere bello, comodo, tecnologico. Deve avere ristoranti, negozi, servizi. Un posto dove una famiglia abbia piacere di passare alcune ore”. Ha ribadito che, chiedendo ai tifosi di dedicare tempo e risorse, è necessario offrire un’esperienza di valore in cambio, meritando la loro attenzione piuttosto che pretenderla in base al ruolo di tifoso.

Queste riflessioni giungono mentre il progetto per un nuovo impianto è stato escluso dalla corsa per Euro 2032, con l’Italia che punta sul restyling del Maradona, un intervento stimato intorno ai 200 milioni di euro.

De Laurentiis ritiene che il calcio europeo debba trarre insegnamento dalla cultura sportiva americana, non per copiare il modello, ma per adottarne la mentalità. “Il prodotto deve essere spettacolare. Il campionato deve essere comprensibile. Lo stadio deve essere un’esperienza. E soprattutto dobbiamo capire che la qualità della competizione crea valore per tutti”.

Ha poi paragonato le leghe americane come NBA, NFL e MLB a enormi macchine commerciali che lavorano sul prodotto, la distribuzione, gli sponsor e i mercati internazionali, valorizzando i campioni e supportando le squadre. “Vogliamo mettere tutto questo a confronto con la nostra Lega? Io voglio una Lega che mi aiuti a far valere di più il Napoli. E per riuscirci deve far valere di più tutto il campionato”.

Il passaggio più critico riguarda le regole del gioco: “Dobbiamo avere il coraggio di discutere il ‘prodotto calcio’ sotto ogni punto di vista. A cominciare dal gioco, dalla durata della partita, dalle interruzioni. Non esistono regole sacre soltanto perché esistono da cent’anni”.

Ha posto l’accento sull’intervallo di quindici minuti: “Ma perché non possiamo discutere se accorciarlo, o perfino eliminarlo?”. Ha spiegato che, mentre chi è allo stadio può gestire la pausa, un giovane a casa rischia di distrarsi con il telefono o la PlayStation, perdendo interesse per il secondo tempo. “Allora dobbiamo porci il problema. Come rendiamo la partita più continua, più spettacolare, capace di tenerlo davanti allo schermo? Non possiamo pretendere che sia lui ad adattarsi alle nostre abitudini. Dobbiamo essere noi a capire le sue”.

Ha concluso questo punto affermando che il mondo digitale evolve rapidamente e il calcio non può considerarsi immortale solo per la sua importanza storica.

Infine, ha parlato della necessità che le squadre diventino media company. “Il rapporto con quel ragazzo non può cominciare al calcio d’inizio e finire al fischio finale. Le squadre di oggi devono diventare anche media company. Ogni giorno abbiamo storie. Abbiamo calciatori che arrivano da Paesi diversi. Abbiamo allenamenti, viaggi, vittorie, sconfitte. Abbiamo Napoli, una città che ha continuamente qualcosa da raccontare”.

Ha sottolineato l’importanza di produrre contenuti costantemente, ricordando che nel 2004 il suo obiettivo era ricostruire un’impresa attorno a una passione esistente. Oggi, la sfida è mantenere quella passione e allo stesso tempo attrarre nuovo pubblico, specialmente le nuove generazioni.

Pur riconoscendo la capacità del cinema di emozionare e del calcio di creare appartenenza, De Laurentiis ha affermato che nessuno dei due può più dare per scontata l’attenzione del pubblico. “L’attenzione può durare pochi secondi. L’appartenenza può durare una vita. È su quella distanza che dobbiamo imparare a costruire valore”.

Queste dichiarazioni seguono altre recenti esternazioni del presidente, tra cui le critiche a Cardinale riguardo alle esigenze finanziarie nel calcio e il racconto dei costi per le amichevoli internazionali. Nel frattempo, sul fronte Filmauro, è stato evitato il fallimento del Bari

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