Rasmus Hojlund sta attraversando un periodo complesso. L’attaccante del Napoli, giunto l’anno precedente dopo l’infortunio di Romelu Lukaku durante il ritiro estivo, aveva concluso la stagione precedente con un contributo diretto a 24 gol (tra reti e assist) in 3635 minuti, con una media di una partecipazione ogni 151 minuti. Il suo record personale di assist era di otto. Un anno più tardi, la situazione si presenta differente.
Secondo quanto riportato da Tuttomercatoweb, nella stagione in corso, sotto la guida di Massimiliano Allegri, Hojlund ha realizzato finora due gol e zero assist in 808 minuti. Ciò si traduce in una partecipazione a una rete ogni 404 minuti, un intervallo superiore di oltre due volte e mezza rispetto ai 151 minuti della stagione precedente. Il giocatore danese aveva iniziato segnando alla seconda giornata nella sconfitta casalinga contro il Como. Da quel momento, tuttavia, la sua capacità di incidere negli ultimi sedici metri si è progressivamente ridotta.
Diventa quindi necessario interrogarsi sulle possibili cause: si tratta di una perdita di brillantezza da parte di Hojlund o è il nuovo schema tattico a valorizzare meno le sue caratteristiche? Il precedente dell’ultima stagione di Allegri al Milan, dove gli attaccanti di ruolo incontrarono difficoltà nel trovare la via del gol con regolarità, alimenta il dibattito. Con Antonio Conte, il danese era il punto di riferimento di un gioco strutturato per servirlo costantemente, pur essendo partecipe nelle combinazioni e nelle sponde.
Nel Napoli attuale, invece, si osserva più frequentemente Hojlund isolato, lontano dall’area di rigore e con un minor numero di palloni realmente pericolosi da convertire in occasioni da gol. Ritrovare il miglior Hojlund è diventata una delle priorità per il Napoli di Allegri