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De Laurentiis: “In Italia invidia per il successo, in America rispetto”

In occasione della presentazione delle nuove maglie, il presidente del Napoli, De Laurentiis, ha criticato l’Italia per l’invidia verso il successo, contrapponendola al rispetto americano. Ha citato un aneddoto familiare legato al cinema per illustrare le difficoltà burocratiche.
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Nel giorno della presentazione delle maglie del Centenario, De Laurentiis ha utilizzato lo stadio del Napoli come punto di partenza per una riflessione amara sul contesto italiano. Rispondendo a una domanda sulla prima pietra del nuovo impianto, il presidente ha dichiarato: “Se non troverò ostacoli burocratici, immagino di sì”. Tuttavia, è stata la premessa a catturare l’attenzione: “Questo è un paese molto strano, dove i politici fanno politica guardando allo specchio sé stessi, e nello specchio poche volte appaiono i cittadini”.

Il presidente ha poi spiegato il motivo del suo sguardo verso l’America: “C’è un grandissimo rispetto per il successo. In Italia c’è una grandissima invidia per il successo”. Ha aggiunto una frase significativa, descrivendo come mettere “lacci e lacciuoli” burocratici “a chi si produce, si inventa, si spacca in quattro, per rendergli la vita impossibile, è lo sport preferito dagli altri”. Questo problema, ha sottolineato, riguarda “tutta l’Europa” e per il Napoli si traduce in un ritardo strutturale. Il club, infatti, sta ottenendo risultati importanti senza possedere strutture proprie, mentre si cercano i terreni per il nuovo stadio e il Comune interviene sull’impianto esistente.

A supporto della sua tesi, De Laurentiis ha condiviso un ricordo familiare. Dopo la guerra, ha raccontato, gli americani avevano promesso un compenso per la mancata concorrenza nel settore cinematografico, includendo la realizzazione di tre film colossal in Italia, tra cui “Cleopatra”. Tuttavia, “l’abilità italiana” portò all’affermazione di registi come Fellini, Rossellini e De Sica, e del cinema di genere, proiettando l’industria italiana “al secondo posto nel mondo per fatturato e numero di film prodotti”. La reazione americana, secondo il racconto, fu punitiva: proteste, l’impossibilità di intervenire da parte di Andreotti e una legge del ministro Corona (del 1965) che “tagliava le gambe” al cinema italiano. “Mio zio cercò di resistere due anni, poi nel ’67 fece le valigie e andò in America. Io avevo 18 anni e volevo divertirmi. Mi dissero che in Italia non si poteva fare nulla”. Questa situazione, ha paragonato, riflette la “napoli-tudine” imprenditoriale vista nei tre uomini simbolo Lauro, Ferlaino e De Laurentiis.

La morale di questa esperienza è diventata un metodo per il presidente: “Mi son guardato allo specchio e ho detto: questo è un Paese difficilissimo, che ha messo in ginocchio il cinema italiano. E mi dissi: non uscire mai dai binari”. Da lì, “una cavalcata di successo nel cinema con grande impegno”, da cui ha tratto insegnamenti preziosi: “Ho imparato marketing e creatività, utili nel mondo del calcio, dove io non sapevo nulla. E questa è stata la mia fortuna”. Questo discorso si inserisce nell’anno in cui il club celebra i suoi cento anni, dal tema “Pe’ cient’anne” con cui è stato inaugurato il Centenario, fino alle nuove maglie celebrative presentate dal club. Rimane sullo sfondo il nodo irrisolto dello stadio e la percezione di un Paese che, secondo De Laurentiis, predilige l’invidia al successo.

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