Il dossier relativo al nuovo Stadio Maradona è stato presentato dal Comune di Napoli e, sebbene tecnicamente articolato e serio, solleva interrogativi cruciali dal punto di vista di un investitore. Oltre ai rendering, le pagine successive dovrebbero chiarire il piano economico e la gestione dell’impianto.
Il progetto prevede un aumento della capienza da 54.732 a 63.300 posti, con il recupero dell’anello superiore, una nuova tribuna inferiore, l’estensione della copertura, 36 skybox, nuove aree hospitality, spazi per media e sponsor, parcheggi, pannelli fotovoltaici e recupero dell’acqua piovana. L’obiettivo è adeguare lo stadio ai requisiti di Euro 2032.
Tuttavia, un investitore si interroga non solo sulle strutture da costruire, ma soprattutto su chi utilizzerà l’impianto, chi pagherà, chi incasserà e cosa accadrà in caso di imprevisti. Gli obiettivi dichiarati – adeguamento a Euro 2032, trasformazione in uno stadio moderno per la SSC Napoli, competitività per finali europee o creazione di una piattaforma per eventi tutto l’anno – pur potendo coesistere, non sono automaticamente coincidenti.
Il progetto sembra efficace nel ridurre il rischio di esclusione di Napoli da grandi eventi internazionali, migliorando sicurezza, accessibilità e servizi. Tuttavia, la capienza prevista di 63.300 posti si colloca appena trecento unità sopra il minimo richiesto dalla UEFA per le finali di Champions League 2028 e 2029 (70.000 posti con tolleranza del 10%). Questo potrebbe renderlo ammissibile, ma non necessariamente competitivo rispetto ad altri impianti.
Confrontando i numeri, il Maradona prevederebbe 36 skybox per 576 ospiti, mentre stadi come l’Allianz Arena ne contano 106 per 1.371 persone, e il Metropolitano di Madrid offre oltre 11.000 mq di aree VIP. Il Tottenham Stadium, inoltre, presenta soluzioni innovative come il terreno di gioco retrattile e spazi dedicati a diversi sport e attività.
Il progetto estende la copertura e avvicina le tribune al campo, ma non prevede, stando alla documentazione, una copertura retrattile o un campo removibile. Promette uno stadio vissuto quotidianamente, ma non chiarisce la facilità di riconfigurazione degli spazi o la conciliazione tra eventi e calendario calcistico.
La domanda fondamentale per un investitore riguarda l’utilizzatore principale, l’anchor tenant, che nel caso del Maradona è la SSC Napoli. Il Comune fornisce il contenitore, ma il club porta il contenuto: partite, tifosi, sponsor e reputazione. Le immagini del progetto sono ricche di riferimenti al Napoli, ma il club come soggetto industriale appare marginale nella presentazione.
Il vero assente è un accordo industriale di lungo periodo che definisca chiaramente ruoli, incassi e rischi tra Comune e SSC Napoli. Non è chiaro il ruolo del club nella definizione della configurazione commerciale, né se ritenga adeguati gli spazi proposti o se intenda contribuire all’investimento o assumere la gestione.
Il modello economico rimane incerto: chi venderà gli skybox e gestirà l’hospitality? A chi spetteranno i ricavi da catering, parcheggi, sponsorizzazioni, musei ed eventi? Chi coprirà i costi di gestione e manutenzione? Quale canone pagherà il club? E, soprattutto, cosa accadrebbe se il Napoli decidesse di costruire un proprio stadio privato, come ventilato nel luglio 2025?
Nonostante il progetto comunale sia avanzato, manca un accordo strategico di lungo termine con la SSC Napoli. L’attuale convenzione scade a giugno 2028, una data ben precedente al completamento dell’investimento previsto. Questo scenario configura una sorta di partita a poker, dove il Comune ha la carta dello stadio esistente, mentre il Napoli possiede la domanda.
Il Comune potrebbe riqualificare il Maradona per ospitare Euro 2032, concerti e altri eventi, ma senza la SSC Napoli, l’infrastruttura sarebbe costosa e l’utilizzo discontinuo. Il Napoli, d’altro canto, potrebbe costruire un nuovo stadio, ma dovrebbe affrontare un lungo iter burocratico e costruttivo.
Attualmente, il Comune ha un potere operativo maggiore grazie all’esistenza dello stadio, mentre il Napoli detiene un potere economico basato sulla domanda. Tuttavia, con l’avanzamento degli investimenti, la dipendenza del Comune dal club potrebbe aumentare. È fondamentale che un accordo di lungo periodo definisca durata, canone, diritti commerciali, responsabilità operative e conseguenze di un eventuale recesso, prima che gli investimenti diventino irreversibili.
Le domande cruciali riguardano i costi totali del progetto, le risorse disponibili, le responsabilità nella costruzione e gestione, la durata dell’accordo con il Napoli, la distribuzione dei ricavi e gli obblighi di entrambe le parti. In particolare, è necessario un piano per il caso in cui il principale utilizzatore lasci l’impianto, quantificando i concerti, eventi e partite internazionali necessari per compensare la sua assenza e chi coprirà i costi operativi.
Queste domande non sono ostili, ma proteggono un buon progetto da una cattiva esecuzione. Il Comune ha il dovere di modernizzare un bene pubblico, ma non può definire il futuro industriale dello stadio ignorando il suo utilizzatore essenziale. Un accordo credibile dovrebbe precedere gli investimenti irreversibili, definendo tutti gli aspetti contrattuali.
Il progetto illustra dove saranno le strutture, ma non chi pagherà, chi guadagnerà e chi perderà in scenari differenti. Per un investitore, i rendering sono solo l’inizio delle domande necessarie.