Diego Demme, ex centrocampista del Napoli, ha recentemente annunciato il suo ritiro dal calcio giocato. L’ex giocatore, che ha vinto la Coppa Italia nel 2020 e lo Scudetto nel 2023 con la maglia azzurra, ha condiviso le sue riflessioni sugli anni trascorsi a Napoli in un’intervista al podcast tedesco Behind the Athletes. Attualmente, Demme gestisce due pizzerie nella sua città natale, Berlino.
Riguardo alla vittoria dello Scudetto nel 2023, il terzo nella storia del club, Demme ha ammesso di non averlo vissuto appieno a causa del suo scarso impiego. “Eravamo, credo, in 25 in rosa, e io c’ero quando, dopo 33 anni, dopo Maradona, abbiamo vinto lo Scudetto. Ma avendo giocato poco, non lo sentivo come un mio successo. A casa avevo anche il broncio perché non giocavo“, ha dichiarato. Ha aggiunto: “Forse a volte me lo sono un po’ rovinato, ci ho pensato troppo, al fatto di non giocare, invece di godermi semplicemente il fatto di esserci“.
Per questo motivo, la Coppa Italia vinta nel 2020 sotto la guida di Gattuso gli è rimasta più impressa emotivamente: “La Coppa Italia per me è stata emotivamente più bella, perché la finale l’ho giocata“. Nonostante il poco spazio, Demme conserva un buon ricordo di Spalletti, allenatore della squadra durante la stagione dello Scudetto: “Nella stagione dello Scudetto non ho giocato molto, ma Spalletti mi ha sempre fatto sentire una parte importante della squadra. Mi parlava spesso, a volte erano solo due, tre frasi, tipo che in allenamento ero stato bravo“.
Demme è arrivato a Napoli nel gennaio 2020 dal Lipsia, fortemente voluto da Gennaro Gattuso, che considerava il suo “idolo d’infanzia“. Il centrocampista ha raccontato la telefonata del suo procuratore il 3 gennaio, quando pensava a un trasferimento estivo, ma gli fu comunicato l’imminente passaggio al Napoli. “No, no, deve succedere subito. Gattuso è carico, ti vuole a Napoli“, gli disse il procuratore. Demme accettò, pur con le lacrime agli occhi per aver dovuto lasciare Lipsia. Ha aggiunto che Gattuso vide in lui le qualità che lo contraddistinguevano da giocatore: “la mentalità senza palla, la voglia di aggredire l’avversario nei contrasti. Credo che a Napoli allora mancasse proprio questo“.
L’ex giocatore ha anche descritto il suo impatto con il centro sportivo di Castel Volturno: “Rispetto a Lipsia era mini. Forse come una terza serie qui in Germania, direi. Tre campi, una palestra piccolissima, uno spogliatoio piccolissimo, ma era tutto davvero calcio. Non c’era tutta la struttura intorno, dovevi organizzarti da solo. Arrivavi mezz’ora prima dell’allenamento, in Germania sempre un’ora e mezza prima“.
Demme ha ricordato il primo allenamento di Kvaratskhelia: “È partito in dribbling, ne ha saltati tre e l’ha messa nell’angolino“. Ha anche scherzato sulla possibilità di aprire una pizzeria in Georgia con il compagno di squadra e pizzaioli italiani. Arrivato a Napoli da vegano, la sua dieta è durata poco: “Al primo bar ho ordinato latte d’avena e mi hanno guardato come per dire: ma che vuole questo? Dopo una settimana con il vegano avevo chiuso“.
Il ritiro dal calcio è stato causato da “Due commozioni cerebrali che mi hanno messo completamente fuori gioco, non solo nel calcio, ma anche mentalmente e nella vita privata“. Senza questi infortuni, Demme ritiene che avrebbe potuto continuare a giocare, forse all’Hertha