L’immagine che emerge è quella di un Massimiliano Allegri rimasto a difendere il Napoli e, parallelamente, se stesso. Come riportato da Michele Spiezia su La Stampa, i tre anni di contratto e i 5 milioni netti stagionali previsti sembravano indicare un progetto a lungo termine. Tuttavia, i primi tre mesi, segnati da acquisti mancati, infortuni a catena e una serie di tre sconfitte consecutive, hanno eroso quel legame, ponendo il tecnico su un filo precario.
Similmente a un funambolo, Allegri è costretto a invocare calma e fiducia, promettendo soluzioni in due mesi, in un contesto che lo aveva accolto con sospetti, legati al suo passato alla Juventus, e che ora appare come una vera e propria polveriera. A differenza di quanto accaduto alla Juventus dopo l’era Conte, qui l’ambiente è pronto a ribellarsi, a chiedere l’esonero dell’allenatore e a renderlo il capro espiatorio. Le critiche si concentrano su etichette come Allegri “bollito”, Allegri “aziendalista”, o il solito Allegri “difensivista”, riprendendo il concetto di “aziendalista” già associato al tecnico.
Mentre dallo spogliatoio trapelano segnali di compattezza e tranquillità, l’opinione pubblica, dai social network ai bar, dalle emittenti radiofoniche alle televisioni, è quasi unanimemente negativa. Questa situazione è ulteriormente complicata dalla posizione del presidente Aurelio De Laurentiis, anch’egli contestato dalle due curve dello stadio Maradona. Un dettaglio significativo è che il patron non era presente allo stadio durante la partita di Champions League contro l’Arsenal. Con il presidente lontano nei momenti critici, è di fatto solo Allegri a esporsi pubblicamente di fronte ai tifosi e ai media.
Il contrasto con l’inizio del suo mandato è notevole. Solo tre mesi fa, durante la presentazione al Teatro San Carlo, presidente e allenatore condividevano sorrisi e discorsi legati all’amicizia e ai cavalli. Oggi, Allegri, nonostante il suo palmarès di allenatore più vincente in attività, sembra essere l’unico a dover difendere se stesso e un Napoli che scende in campo (ore 18) senza giocatori come Scott McTominay e altri. Questo drastico cambiamento di clima è attribuibile anche a un mercato insoddisfacente, con il Napoli che si è distinto tra le grandi squadre per non aver effettuato rinforzi, e a una fragilità della rosa che, come già evidenziato, precede le questioni legate alla panchina.