Il ritorno di Zlatan Ibrahimovic a Milanello non è passato inosservato. Dopo circa sei mesi di assenza dal centro sportivo rossonero, il senior advisor di RedBird è tornato ad assistere all’allenamento del Milan, facendo sentire nuovamente la propria presenza accanto alla squadra.
Una visita che arriva a due giorni dal pareggio contro la Lazio all’Olimpico e che inevitabilmente riaccende i riflettori sulla situazione del club. Ibrahimovic, è bene ricordarlo, non ha mai interrotto la propria collaborazione con il Milan. La sua presenza è semplicemente diventata molto più defilata dopo la riorganizzazione societaria e dopo i rapporti tutt’altro che semplici con Massimiliano Allegri (attuale allenatore del Napoli) nella parte finale della passata stagione. Le tensioni tra i due erano arrivate a un punto di rottura, tanto che Ibrahimovic aveva smesso di frequentare Milanello e San Siro con la consueta assiduità. Ora, però, Zlatan è tornato. E la sua presenza, in un momento non semplicissimo, non può che alimentare qualche interrogativo. Il Milan ha scelto Ruben Amorim per aprire un nuovo ciclo.
Il tecnico portoghese ha parlato sin dall’inizio di un calcio propositivo, basato sul possesso, sull’aggressività e sulla volontà di imporre la propria idea di gioco. Lo stesso Amorim, alla vigilia della Lazio, ha sottolineato la necessità di migliorare velocità, aggressività ed energia, spiegando di voler costruire una squadra capace di dominare maggiormente attraverso il possesso palla. Ed è proprio qui che nasce il dibattito. Una parte degli opinionisti e dei tifosi rossoneri comincia a chiedersi quando si vedranno concretamente i primi segnali del calcio promesso dall’allenatore. Non necessariamente attraverso risultati immediati e roboanti, ma attraverso un’identità riconoscibile: un Milan aggressivo, coraggioso, capace di comandare le partite e di imporre il proprio ritmo.
Sullo sfondo, per la Juventus come per il Milan, c’è sempre l’ombra di Antonio Conte. L’allenatore salentino è attualmente libero e rappresenterebbe, per caratteristiche e personalità, una delle poche alternative immediatamente disponibili qualora il Milan decidesse davvero di cambiare rotta. Al momento, sia chiaro, non risultano decisioni prese nei confronti di Amorim. Il tecnico è stato scelto per aprire un nuovo progetto e la società ha investito su di lui. Parlare oggi di esonero sarebbe prematuro. Ma nel calcio le panchine diventano solide soprattutto quando arrivano risultati e prestazioni convincenti. E proprio questo è ciò che una parte della tifoseria sta aspettando.