Tra i sostenitori del Napoli serpeggia una certa inquietudine a ridosso della chiusura del calciomercato. Le poche operazioni in entrata condotte dal direttore sportivo Giovanni Manna, che ha incontrato difficoltà nel cedere gli esuberi, hanno alimentato malumori.
Tuttavia, è utile fare un passo indietro e ricordare l’estate del 2022. In quel periodo, Napoli salutava figure chiave come Lorenzo Insigne, Dries Mertens, Kalidou Koulibaly, Fabián Ruiz e David Ospina. Non si trattava di semplici partenze: venivano a mancare il capitano storico, il bomber più prolifico del club, un difensore di prim’ordine, un centrocampista di valore e un portiere affidabile. Al loro posto arrivarono giocatori come Kim Min-jae dal Fenerbahçe, Mathías Olivera, Leo Ostigard, Giovanni Simeone, Giacomo Raspadori, Tanguy Ndombele e il giovane georgiano Khvicha Kvaratskhelia, prelevato dalla Dinamo Batumi. Fu inoltre riscattato Anguissa, già presente nella stagione precedente.
Oggi, ripensare a quel mercato porta un sorriso, ma nell’estate del 2022 l’atmosfera era ben diversa. La piazza nutriva scetticismo, soprattutto riguardo all’arrivo di Kvaratskhelia, il cui cognome molti faticavano persino a pronunciare, e che doveva raccogliere l’eredità tecnica di Insigne. Il campionato, però, vide Kvaratskhelia trasformarsi in “Kvaradona”, Kim affermarsi come perno difensivo e il Napoli, inizialmente dato per indebolito, esprimere un calcio entusiasmante. Il risultato fu uno Scudetto atteso da 33 anni. Ricordare questo episodio non significa pretendere che la storia si ripeta, ma evidenziare come le valutazioni a caldo possano essere fuorvianti.
La società ha commesso degli errori, alcuni significativi. Ciononostante, quella stagione dovrebbe aver insegnato l’importanza di attendere prima di formulare giudizi definitivi sul mercato. Quest’anno, però, si rileva una differenza sostanziale: nel 2022 il Napoli investì in giocatori come Kim, Kvaratskhelia, Raspadori e Simeone, mentre la campagna acquisti attuale non è paragonabile. Tuttavia, il mercato va analizzato anche considerando gli investimenti più recenti. Soltanto un anno fa furono effettuati acquisti importanti, e alcuni di quei giocatori, come Noa Lang e Lorenzo Lucca, attendono ancora una valutazione completa. Il loro rendimento attuale potrebbe essere inferiore alle attese, ma etichettarli prematuramente come acquisti sbagliati, dato l’investimento, appare affrettato.
Il tempo è l’unico giudice per stabilire la validità di tali investimenti. Un altro aspetto fondamentale, spesso trascurato durante le finestre di mercato, è che il Napoli parte da una base solida. La squadra può e deve essere migliorata, e il mercato non è ancora concluso. Se si presenteranno opportunità per elevare la qualità della rosa, è lecito aspettarsi che vengano colte. La diffidenza dei tifosi è comprensibile; desiderano sempre l’innesto che garantisca un salto di qualità immediato.
Il calcio, però, raramente offre certezze assolute. Un nome altisonante può deludere, mentre uno sconosciuto può cambiare le sorti di una squadra. La domanda cruciale oggi riguarda le aspettative verso il Napoli. La celebre frase juventina “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” non si addice completamente alla storia del club azzurro. Il Napoli deve ambire alla vittoria e costruire squadre competitive per lo Scudetto, affrontando ogni avversario alla pari. Tuttavia, considerare la vittoria come unico parametro di giudizio rischia di rendere quasi ogni stagione un fallimento e, soprattutto, di far dimenticare le origini.
La storia del Napoli è costellata di momenti gloriosi ma anche di periodi difficili, incluse retrocessioni, un fallimento e la risalita dalla Serie C. Attualmente, il club vanta una presenza costante nelle zone alte della Serie A, partecipazioni europee, ambizioni di vittoria e una solidità economica notevole nel calcio odierno. Questa continuità ai massimi livelli, storicamente riscontrata solo nell’era di Diego Armando Maradona, non dovrebbe essere data per scontata. Gli errori vanno criticati e le ambizioni mantenute alte, ma esiste una linea sottile tra la critica costruttiva e un’insoddisfazione perenne.
L’auspicio è per un Napoli che ogni agosto si senta in grado di lottare per lo Scudetto, pur sapendo che non potrà vincerlo ogni maggio. Si desidera una squadra competitiva, una società economicamente sana e la capacità di rimanere stabilmente tra le grandi. Raggiungere l’élite è difficile, mantenervisi lo è ancora di più. Nel 2022, la partenza di giocatori come Insigne, Mertens, Koulibaly e Fabián Ruiz generò preoccupazione per ciò che si perdeva, senza ancora comprendere appieno il valore di ciò che stava arrivando. Forse è per questo che oggi è saggio attendere prima di trarre conclusioni definitive. Nel calcio, come nella vita, chi si focalizza solo su ciò che manca rischia di non apprezzare ciò che possiede.